Tommaso Nencioni

Il popolo come antidoto alla depoliticizzazione

Ognuna delle recenti tornate elettorali, non solo quelle che hanno riguardato i nostro Paese, ha avuto la sua coda di commenti allarmati circa i presunti rischi dell’antipolitica. Un concetto che risulta però poco azzeccato. Se è vero che dietro le fortune in termini di consensi di formazioni esplicite nel rifiuto di articolazioni politiche tradizionali, quando non dell’intero quadro costituzionale tradizionale, stava comunque una spinta ad individuare soluzioni collettive alla crisi sistemica che attraversa l’Occidente. Poteva disorientare che la protesta anti-sistema fosse rivolta al di…

Le istituzioni nei passaggi d’epoca. La lezione di Gramsci

Le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della scomparsa di Antonio Gramsci si saldano quest’anno con il centenario della rivoluzione russa. Una notevole messe di studi ha teso a “depurare” il pensiero del Gramsci maturo – quello dei Quaderni del Carcere – dall’eredità del leninismo. Tuttavia, senza voler addentrarsi nella querelle che ha appassionato storici e filologi di diverse scuole, l’impatto dell’Ottobre sul politico comunista sardo non può essere rinnegato, e neppure sbiadito, in base a letture contingenti dettate dall’esigenza generale di rimozione dell’evento rivoluzionario dalla…

Retoriche coloniali dei Dijsselbloem d’Europa

Dietro la retorica da padrone delle ferriere del ministro delle finanze olandese Dijsselbloem («mi raccomando buonuomo, non se li beva tutti all’osteria») si nasconde la configurazione dell’Europa come spazio gerarchico. Di cosa si parla, quando si parla di «Europa a due velocità», se non di una divisione del lavoro basata su un centro propulsore – l’ex area del marco – dedito alla haute finance e all’alta specializzazione tecnologica, e una periferia mediterranea e orientale che fornisce manodopera a basso costo e prodotti a bassa…

Contro le “soluzioni”

“Di fronte a un problema , i populisti cercano subito un colpevole, mentre i riformisti, testardi, cercano soluzioni” [dalla mozione di Matteo Renzi per le primarie del Partito Democratico] Va preso sul serio Matteo Renzi quando traccia questa linea di confine tra “riformisti” e “populisti”. Va preso sul serio perché ha ragione. In questo distico, tratto dalla mozione che accompagna il rignanese nella sua nuova scalata al Partito Democratico, è infatti condensata tutta l’essenza del riformismo dell’ultimo ventennio, e allo stesso tempo la ragione…

Pd, un partito nato fuori tempo massimo

La crisi che sta attraversando il Pd riguarda e interroga tutte le forze progressiste: non tanto per continuare a coltivare l’illusione che l’ennesima diaspora di gruppi dirigenti sia di per sé sufficiente a garantire un riscatto dei subalterni. Ma perché è lo specchio nazionale della più generale crisi istituzionale che sta attraversando tutto l’occidente. Il Pd è fallito perché è fallita la cornice dentro la quale era stato costruito, quella della governance neoliberale. La costituzionalizzazione cioè dell’idea che all’interno delle società, finalmente pacificate in…

Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Il populismo nell’interregno della crisi globale

Cosa accomuna Cristina Fernandez de Kirchner, succeduta al marito Néstor alla presidenza dell’Argentina sull’onda di una rivolta plebea e attaccata in patria prima di tutto e soprattutto per il suo essere donna, ed il miliardario misogino Donald Trump? Cosa condivide il premier ungherese razzista Victor Orban con il defunto Hugo Chavez, intenzionato a edificare il socialismo del XXI secolo e vittima in vita e in morte di bestiali attacchi razzisti da parte dell’oligarchia venezuelana? Cos’ha a che vedere il vecchio MP della sinistra pacifista…

Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Contro trasformismo e dilettantismo, una nuova classe dirigente popolare

Le cronache di tutti i giorni ci parlano di come in Italia ci sia sul tappeto una questione enorme relativa alla selezione delle classi dirigenti. L’intreccio costante tra amministrazione e malaffare, se da un lato ripropone ad ogni tornante la questione dell’immoralità ed irresponsabilità delle élites politiche ed economiche del nostro Paese, dall’altro è spia più generale di un problema politico: quello cioè della subordinazione dei partiti ad interessi oligarchici e particolaristici, e della loro impermeabilità alle istanze popolari. Nel corso della cosiddetta Seconda…

Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Dopo il referendum, da ricostruire è il popolo (e non la sinistra)

La valanga di No non ha sepolto soltanto una (brutta) ipotesi di riforma costituzionale, ma anche la compagine governativa che l’aveva varata. Le reazioni isteriche da parte dei renziani spodestati sono di grande utilità per comprendere alcuni fenomeni sotto i nostri occhi. Non si tratta soltanto della riedizione della rabbia già vista in passato ad ogni sconfitta del centrosinistra. Qualcosa di più profondo è venuto maturando nel corso di questi 20 anni che ci separano dalla crisi della Prima Repubblica. Lentamente ma progressivamente è…

Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Il vicolo cieco del vecchio schema tra ulivisti e identitari

Nell’analisi dei ripetuti passi indietro compiuti dalla sinistra del nostro Paese, non si possono certo trascurare le responsabilità di gruppi dirigenti provenienti da una stagione non solo archiviata, ma annegata in un vasto mare di sconfitte l’una all’altra concatenate. In questo contesto viene da chiedersi che senso abbia anche solo ipotizzare la riproposizione idealizzata di un centro-sinistra in salsa ulivista, come se il quadrilatero delimitato da privatizzazioni, guerre umanitarie, destrutturazione del lavoro e infeudamento della sovranità democratica non rappresentasse un consuntivo sufficiente a dichiararne…

Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Non lasciamo campo libero ai tanti Trump del mondo

Crolla il vecchio ordine. La crisi stravolge anche subculture politiche consolidate e sistemi istituzionali tra i più stabili. La situazione è pericolosa, ma offre anche delle opportunità. Sul segno reale della vittoria di Donald Trump, le opinioni in merito paiono tanto polarizzate quanto la società che l’ha prodotta. È l’incedere della crisi che sta stravolgendo non solo la vita materiale di milioni di persone, ma anche subculture politiche consolidate e sistemi istituzionali tra i più stabili. Il disfacimento della Obama coalition e l’affermazione del fenomeno Trump proietta…