Referendum Veneto: quando i politici non si meritano più nulla da noi.

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Un assegno in bianco: questo ci stanno chiedendo quegli stessi politici che in 20 anni di assegni ne hanno avuti fin troppi. Per l’ennesima volta usano l’orgoglio veneto per riscuotere facile consenso, salvo poi dimenticarsi tutte le promesse fatte.

Manca ormai una settimana al referendum convocato dalla Regione. Si tratta di un referendum che ci dicono essere per l’autonomia, ma che in realtà non porterà a nulla e avrà l’obiettivo di dare un rinnovato consenso popolare a una classe politica in crisi.

Partiamo dal quesito: lungi da noi affermare un’illegittimità che non sussiste (il quesito è stato approvato dalla Corte Costituzionale), non si può però negare quanto ingannevole e fuorviante sia. Al cittadino viene chiesto se è d’accordo nel dare al Veneto “ulteriori e particolari forme di autonomia”: si omette però che queste – se mai fossero concesse – sarebbero conseguenti a una trattativa prevista dalla Costituzione (art. 116), che non richiede alcun referendum per essere avviata.

A tal proposito, fa riflettere il fatto che queste trattative non siano mai state avviate pur essendo previste dalla Costituzione dal 2001. Per essere onesti, in realtà, un tentativo fu fatto ancora da Galan nel 2007, e gli anni seguenti furono mandate lettere di sollecito. E allora siamo onesti fino infondo: gli anni immediatamente successivi, a Roma, vi erano Luca Zaia e Roberto Maroni (Ministri del Governo entrambi) e nulla si fece. Sostanzialmente, chi oggi propone referendum per avviare trattative che potrebbero essere fatte senza referendum, sono le stesse persone che si rifiutarono di avviare quelle trattative quando erano a Roma.

Oggi ci dicono che è “l’ultima speranza” e che non potremo più avere altre possibilità. Ma è da 20 anni che ciclicamente ce lo dicono. E a dirlo sono le stesse persone che sono state al Governo Regionale e al Governo Nazionale per anni e anni senza portare a casa nulla.

Il punto è che non si può non contestualizzare questo referendum. Chi lo propone è chi ha costruito la Pedemontana: davvero vogliamo dare sostegno a chi è stato autore di uno scempio? Ci dicono che bisogna guardare al futuro: giusto, e allora guardiamo ai debiti che la Pedemontana stessa ci lascia per i prossimi decenni. Milioni di euro promessi a chi sta costruendo la Pedemontana per quasi 40 anni da coprire con i pedaggi, ma da dover dare a ogni costo anche se i pedaggi da soli non dovessero coprire la cifra promessa (e quindi con i soldi pubblici).

Questo referendum è sostenuto da tutti i politici e da tutti i partiti. Tutti uniti improvvisamente per il bene dei cittadini? No, questo referendum serve a loro per tener strette le proprie poltrone che da anni scaldano, senza però esser utili alla Comunità.

Ma la vera questione è: i boss della Pedemontana, i condannati del Mose, gli struzzi delle banche popolari, ora chiedono a gran voce di dar loro ancora fiducia. Noi però non ci stiamo. Queste persone non si meritano più nulla da noi: è vent’anni che ci danno “l’ultima speranza”, e sistematicamente la buttano via poco dopo.

Basta: è il momento di rompere la catena di potere che imbriglia il Veneto. È il momento di dare un segnale forte: per questo motivo ci asterremo.

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