Niente galera per i banchieri

Il 6 ottobre 2017 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione Cesare Geronzi, ex-presidente di Capitalia, capogruppo della Banca di Roma, ora confluita in Unicredit, per concorso in bancarotta a causa delle sue responsabilità nel crack dell’azienda alimentare Cirio. Geronzi fu condannato nel 2011 e la condanna venne confermata in appello nel 2015. Ora arriva la condanna definitiva ma la pena non sarà eseguita. Infatti la Procura Generale di Roma ha concesso a  Geronzi la sospensione dell’esecuzione della pena in quanto verrà applicato l’indulto di 3 anni previsto dalla legge del 2006. L’anno di pena residuo verrà “risolto” con la condizionale e gli avvocati difensori richiederanno al Tribunale di Sorveglianza l’affidamento ai servizi sociali.

Quindi insieme alla condanna definitiva sopraggiunge la beffa, perché il banchiere Geronzi non andrà mai in galera. Così come dei trenta originali inquisiti per il processo, nessuno è andato e andrà in galera a causa della prescrizione dei reati o per l’applicazione dell’indulto. Per l’imputato principale, Sergio Cragnotti, è inoltre stato disposto l’annullamento della condanna ed il rifacimento del processo per l’accusa più grave.

Questa sentenza si riferisce ad un caso di quasi vent’anni fa, il crack finanziario da 1,2 miliardi di euro della Cirio che cancellò i risparmi di circa 35.000 persone. Il crack della Cirio fu la conseguenza di una serie di operazioni che, tramite il passaggio di finanziamenti da alcune aziende del Gruppo ad altre, finirono per prosciugarne le casse e far contrarre debiti sempre maggiori con gli istituti di credito. Per ripianare quei debiti la Cirio nei primi anni 2000 emise delle obbligazioni che furono vendute ai piccoli risparmiatori delle banche, tra cui la Banca di Roma, principale creditore della Cirio. Quando nel 2002 la prima emissione di 150 milioni scadde, Cragnotti non aveva i soldi per restituire il prestito alla Banca di Roma e così cadde l’intero castello. I piccoli risparmiatori perdettero tutti i soldi investiti nelle obbligazioni della Cirio. Geronzi, che era alla guida della banca in quegli anni, viene ora condannato in modo definitivo per essere stato compartecipe del fallimento della Cirio mentre la sua banca vendeva le obbligazioni-mondezza emesse da quella azienda, agli ignari risparmiatori.[1]

A seguito della sentenza definitiva, verranno date delle briciole a quei risparmiatori danneggiati. Nel corso degli anni è già arrivata la prescrizione del reato di truffa che ha bloccato in modo sostanziale i risarcimenti da parte delle banche collocatrici delle obbligazioni della Cirio. È restato in piedi solo il reato di bancarotta alla quale, secondo l’accusa, avrebbero concorso anche gli istituti di credito, e in particolare la ex Banca di Roma che avrebbe trattato Cragnotti «in un modo assolutamente anomalo». I risarcimenti delle banche si sono conclusi nel 2014 con la transazione di Unicredit, con cui la Banca di Roma si è fusa nel 2007, che ha risarcito i danni di alcuni investitori per circa 200 milioni di euro. Dopo la sentenza definitiva, per i circa 10 mila risparmiatori che si sono costituiti parte civile nel processo verrà reso esecutivo il risarcimento per il 5% delle somme perse mentre per tutti si aprirà la strada, davanti al giudice civile con tempi presumibilmente biblici, per chiedere il risarcimento integrale di tutti i danni subiti a carico degli imputati che sono stati condannati in via definitiva, tra i quali l’ottantaduenne Geronzi.

Dall’epoca in cui quei fatti gli sono stati contestati, e oggi definitivamente accertati dalla Cassazione, Geronzi è stato presidente di Capitalia, fino alla fusione con Unicredit del 2007, da cui è uscito con una liquidazione di 24 milioni di euro. Lo stesso anno è diventato presidente del Consiglio di Sorveglianza di Mediobanca. Nel 2008, Mediobanca torna ad essere un istituto bancario generalista, fonda CheBanca! e conferma Geronzi come suo presidente. Ad aprile 2010 viene nominato presidente di Generali, con uno stipendio annuo di circa tre milioni di euro. Un anno dopo è costretto a dimettersi per evitare una mozione di sfiducia e assume la presidenza della Fondazione Generali, carica che ricopre fino a giugno 2016. Come liquidazione da Generali riceve circa 17 milioni di euro. Essere inquisito e poi condannato definitivamente per uno dei più grandi crack finanziari della storia italiana, non ha impedito a Geronzi di continuare a fare una carriera fino ai più alti vertici della finanza italiana, guadagnando personalmente centinaia di milioni di euro, fino a un’uscita di scena morbida e ampiamente retribuita, a oltre ottant’anni di età.

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-10-07/crack-cirio-nuovo-processo-cragnotti-081149.shtml?uuid=AE9kktgC

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