Il diritto alla bellezza, il diritto all’umanità

Peppino Impastato ricordava come è importante educare alla bellezza, poiché educare alla bellezza significa educare a non rassegnarsi all’esistente, allo stato presente delle cose. Può sembrare un discorso astratto e quasi enigmatico, ma dinnanzi a un meraviglioso paesaggio, come quello della tanto amata Sicilia, sfigurato dalle orrende costruzioni della mafia, acquisiva tutta la sua concretezza.

Osservando le cose con sguardo profondo, possiamo vedere come, in questo particolare periodo storico, siamo diventati letteralmente assuefatti alla bruttezza da non riuscire più a pensare altrimenti: la bruttezza ha letteralmente invaso ogni spazio della nostra vita. La bruttezza di cui parlo è quella del cosiddetto “ordine neoliberista”, della sua perversa e malsana razionalità, che riduce tutto l’esistente a un semplice calcolo utilitaristico volto al profitto.

Individualismo sfrenato, massificazione, mercificazione, consumismo, cementificazione globale, inquinamento, cinismo, guerre, sfruttamento: sono tutti elementi che costituiscono quella bruttezza a cui ci siamo rassegnati. È diventato prassi ordinaria venire sfruttati e umiliati ogni giorno, vedere intere città distrutte dalla guerra, subire gli effetti dell’inquinamento. Persino nel tempo libero siamo assuefatti dalla bruttezza, poiché ci rifugiamo in una serie di distrazioni effimere che pensiamo siano in grado di rendere questa esistenza appena sopportabile.

Rassegnandoci alla bruttezza, abbiamo perso la nostra umanità, divenendo semplici macchine, meri numeri utili soltanto al profitto di imponenti multinazionali. Nel peggiore dei casi, finiamo invece per impazzire e abbrutirci completamente, precipitando in varie forme di nevrosi e psicosi. Dobbiamo, ora più che mai, rivendicare il diritto alla bellezza, a pensare e costruire una società autenticamente BELLA. Non basta rendere più tollerabile questa società, perché significherebbe soltanto rendere più tollerabile la bruttezza: dobbiamo costruirne una nuova di società, con un ‘arredamento’ completamente diverso.

Dobbiamo costruire una società di uomini liberi, animati da quell’amore per la bellezza, dove nessuno dovrà più rassegnarsi alla bruttezza della competizione, del narcisismo e del calcolo utilitaristico. Una società dove ciascuno potrà partecipare in maniera autentica alla propria umanità, godendosi quindi pienamente il meraviglioso spettacolo della vita, che questa piccola sfera fluttuante nell’universo ci offre.

La vittoria della bellezza è la vittoria dell’umanità sulla disumanità, la vittoria della solidarietà sull’egoismo, la vittoria del Senso Comune sulla logica perversa del neoliberismo.

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