Autonomia, distrazione di massa da “Venezia Ladrona”

La montagna ha partorito il proverbiale topolino: quarant’anni di lotte indipendentiste, ed il 22 ottobre i lombardi ed i veneti verranno chiamati ad esprimersi su un generico quesito in cui si propone di chiedere al governo nazionale maggiore autonomia. Insomma, tanta agitazione per nulla. Il gotha della Lega Nord esulta e paragona il referendum autunnale ai più celebri esempi scozzesi e catalani. Ma la verità è che la società veneta è rimasta piuttosto fredda di fronte all’annuncio. E per delle buone ragioni.

A sorprendere non è infatti solo la palese inutilità del referendum, ma anche la tempistica e le vere ragioni che hanno spinto i leghisti ad accelerare. Perché i motivi per cui verremo chiamati a votare ad ottobre sono sostanzialmente tutti interni alla Lega Nord e alla sua crisi di consenso. È bene ricordare che, nonostante il risultato di Luca Zaia alle Regionali 2015, la Lega è da anni attestata fra il 15 ed il 20% dei voti veneti, ben lontana dal 30% degli anni Novanta.

Ad una crisi di consenso si aggiunge una crisi di identità: il partito dell’indipendenza padana e veneta si è trasformato in un partito ultra-nazionalista italiano, lasciando spiazzati i militanti storici. La crisi di identità della base leghista chiedeva quindi un segnale rassicurante. Come dire: adesso siamo lingua-in-bocca con gente che vorrebbe ri-annettere la Dalmazia all’italico suolo, ma vogliamo ancora (almeno) l’autonomia.

C’è però un’altra ragione per questa accelerazione, forse più seria. La Lega Nord è ininterrottamente al governo regionale dal 1995. In questi ventidue anni non è cambiata solo la sua posizione sull’indipendenza: è cambiata la stessa natura del partito verde. Dalla sua vocazione di rappresentanza del Veneto profondo e popolare, la Lega Nord ha ceduto ai comitati d’affari, per di più essendo incapace di gestire il potere. La vicenda Pedemontana lo dimostra chiaramente: un pasticcio inenarrabile ed ambiguo, che costerà ai veneti (oltre al pedaggio) un’addizionale Irpef chissà per quanti anni. La Lega che combatteva gli sprechi di “Roma Ladrona”, si è trasformata nella Lega degli sprechi di “Venezia Ladrona”.

Questo i vertici della Lega lo sanno bene. E hanno bene in mente cosa è successo alla Democrazia Cristiana veneta quando da partito popolare si è trasformato in una centrale di spartizione. Serviva quindi un’operazione di distrazione di massa. E cosa meglio di cogliere due piccioni con una fava rispolverando il tema dell’autonomia? Così da far finta di essere ancora la buona vecchia Lega (quella dell’indipendenza dall’Italia, non quella del nazionalismo italiano di Salvini) e al tempo stesso spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla palese incapacità di governare dei leghisti.

Un’operazione perfetta. Peccato che i veneti non siano scemi. E che il crollo delle banche popolari e la mal gestione del potere pubblico stiano cambiando nel profondo le coscienze venete. E così in Veneto si rafforza la silente richiesta di un’alternativa a “Venezia Ladrona”. Una richiesta ancora senza interpreti in grado di interpretarla.

Pubblicato su Vvox.it il 26.4.2017

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