Per evitare una Catalogna in Italia, Assemblea Costituente subito!

La drammatica situazione catalana parla anche all’Italia. È impossibile infatti ignorare che nel nostro paese si stia verificando una rinascita di nazionalismi fra di loro in competizione: da una parte un rinato nazionalismo italiano, dall’altro nazionalismi regionali sempre più aggressivi. Un fenomeno che non può portare a niente di buono. Non solo perché rende incombente lo spettro di un esito yugoslavo, con tutto quello che ne consegue. Ma soprattutto perché nello scontro fra opposti nazionalismi gli unici a guadagnarci sono i potenti, i cui privilegi scompaiono nella guerra fra bandiere nazionali.

L’Italia non è molto lontana dal punto di non ritorno a cui si sta affacciando la Spagna. Le crescenti richieste di autonomia locale non vanno interpretate né come espressioni di egoismo sociale, né come tendenze necessariamente disgregatrici. Indicano, al contrario, una genuina richiesta di maggiore controllo sul potere pubblico, anche in reazione alla globalizzazione dei mercati. Si tratta di richieste positive, espressione di un sentimento autenticamente popolare. Sono richieste però che – se lasciate in mano alle oligarchie locali e nazionali – non possono che alimentare la lotta fra nazionalismi regionali e nazionali.

La situazione catalana può essere evitata in Italia solo da un profondo ripensamento dei rapporti fra centro e territori. Un profondo ripensamento che potrà venire solo dalla convocazione di un’Assemblea Costituente, composta da cittadini eletti col mandato di riscrivere completamente il Titolo V della Costituzione Italiana – ivi compreso quell’articolo 116 che regola gli anacronistici privilegi delle Regioni a statuto speciale.

Un’Assemblea Costituente che ridisegni la mappa d’Italia, ridando voce e potere a quelle comunità locali oggi schiacciate fra uno Stato centralista e delle Regioni altrettanto centraliste. Un’Assemblea Costituente per fondare una nuova patria: aperta, plurale ed inclusiva.

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