Domenico Moro, europa

La politica economica della BCE: coronavirus e scelte imperdonabili

La politica è fatta di tante cose. Di ideali e di parole, di discorsi e di pianificazioni, di frasi dette al momento giusto, di illusioni e di speranze – a volte, spesso, tradite. Anche la politica monetaria, per quanto gli economisti liberisti possano declamare, è pur sempre politica. Giovedì scorso, la presidente della BCE Christine Lagarde ha usato un’espressione carica di significato politico, tradendo le (poche) speranze e incendiando i mercati che si sono lanciati in una corsa speculativa. We are not here to close spreads, there are other tools and other actors to deal with these issues”. Tradotto, la BCE non intende adottare alcun tipo di misura per contenere l’aumento degli spread sui titoli di Stato dei paesi sottoposti a speculazione finanziaria a seguito del caos generato dall’avanzare del coronavirus.

La frase infelice di Christine Lagarde, in cui ammette che pur potendo agire sulla sostenibilità del debito – in questo caso italiano- non lo farà, segna uno spartiacque. Se non economico (ci sono già stati degli incerti passi indietro), quantomeno politico. Niente di nuovo, intendiamoci. La BCE nasce e si comporta come una banca centrale sui generis, il cui rigido – sebbene superato – Statuto non le permette di operare come un prestatore di ultima istanza. La posizione pilatesca della BCE ha scatenato i mercati e la borsa di Milano ha chiuso la giornata del 12 marzo con -17%, non era mai accaduto prima.

La sostenibilità e lo spread: mercati finanziari vs banca centrale

Facciamo un passo indietro. Il patto di stabilità e crescita inserito nel trattato di Lisbona permette di “fare più deficit” nei momenti di crisi, di non rispettare quel famoso 3% – il rapporto tra il deficit e il PIL. Tuttavia, per aumentare il deficit, i paesi devono fare debito e questo debito ha una sua sostenibilità. Se la Banca Centrale si pone a garanzia del debito emesso, i tassi di interesse sul debito rimangono bassi, soprattutto nel caso di una valuta a larga circolazione come l’euro. Se invece, come dice l’economista Blanchard, si lascia che siano i mercati (ovvero alcuni arrembanti operatori finanziari) a determinare il tasso di interesse sui titoli di Stato italiani, l’aumento del deficit che l’Italia e altri paesi subiranno per far fronte all’emergenza del coronavirus, farà crescere i tassi di interesse a questo punto guidati solo principalmente dalla speculazione dei mercati.

Vale menzionare che una Banca centrale che non interviene sul tasso di interesse dei titoli di Stato non si è (ancora e per fortuna) mai vista, a eccezione della BCE. È dunque una scelta politica. Tra l’altro, la BCE per legge può intervenire per abbassare/mantenere basso il tasso di interesse del debito di un paese solo se il paese accetta rigidi criteri di condizionalità e un programma di aggiustamento del MES. Anziché impegnarsi e comprare titoli di Stato italiani necessari per far fronte alla crisi, senza chiedere nulla in cambio, come dovrebbe fare per il ruolo che gli stati le hanno concesso.

Quella garanzia esplicita, illimitata a incondizionata indispensabile per risalire la china

Una garanzia illimitata, incondizionata e indispensabile. Non abbiamo bisogno d’altro. Una garanzia accompagnata anche da possibili acquisti di titoli di Stato (anche solo) sul mercato secondario da parte della nostra Banca Centrale, necessario a livellare gli spread tra i titoli di Stato dei vari paesi del vecchio continente. Alcuni lo chiamano uno scudo protettivo contro la speculazione finanziaria.

Abbiamo bisogno di questo scudo, di questa sicurezza per due motivi principali:

– L’Italia ora, nel pieno dell’emergenza, e dopo, quando ci sarà da ricostruire ha bisogno di realizzare politiche fiscali espansive, quali aumento della spesa pubblica e taglio delle tasse. Gli Stati Uniti si sono ripresi dopo la crisi del 2008, anche e soprattutto grazie alla più grande manovra varata dal New Deal, il programma ARRA da quasi 827 miliardi di dollari. Non possiamo permetterci ulteriore austerità, quella che ha tagliato le pensioni, tagliato i posti letto, il lavoro di medici e infermieri che oggi servirebbero come non mai.

Senza scudo protettivo, la speculazione dei mercati finanziari rischia di diventare ingestibile se lo spread aumenterà a dismisura.  Rischio ancora maggiore che la speculazione dei mercati finanziari ai danni dello Stato italiano nelle settimane e nei mesi aumenti e diventi soffocante, ingestibile, con lo spread che aumenterebbe costantemente per l’Italia e per gli altri paesi, che seguono a ruota. Se la pressione dovesse risultare insostenibile, l’Italia potrebbe essere costretta a rivolgersi al MES o/e il pacchetto Troika, proprio quegli strumenti a cui si riferiva la Lagarde.

E adesso? Possibili, futuri, improbabili scenari.

Poche ore dopo la dichiarazione della Lagard, è seguito il contrordine in cui si dice che la BCE interverrà per ridurre gli spread ricorrendo ai margini di flessibilità consentiti dal quantitative easing, cioè deviando dalla regola che impone acquisti di titoli di Stato sulla base della quota di capitale della BCE posseduta da ogni Stato membro (per l’Italia il 13% dei 120 miliardi aggiuntivi messi sul tavolo, cioè 15 miliardi, cioè briciole), per permettere così alla BCE di acquistare in misura maggiore i titoli dei paesi in difficoltà.

Gli scenari attualmente all’orizzonte non possono che essere questi tre.

1) La BCE recupera e rilancia lo spirito del “Whatever it takes” di Draghi, andando oltre le sue prerogative statutarie. Si fa carico di sostenere gli stati membri con dichiarazioni e interventi che eliminino ogni possibilità di pandemia finanziaria. Livello di plausibilità: medio-basso.

2) La BCE trova una terza via tra il tentennante agnosticismo e l’interventismo netto. Questo potrebbe alleggerire la tensione nel breve periodo, senza tuttavia risolvere le conseguenze del dopo-coronavirus, quando si dovrà avere a che fare con deficit e debiti più alti. Livello di plausibilità: alto.

3) La BCE persevera nell’oltranzismo non-interventista. Le conseguenze per la sostenibilità dell’unione monetaria europea sarebbero drammatiche. I governi in questione dovrebbero considerare, oltre ai piani di gestione della pandemia virale, l’elaborazione di piani per la pandemia finanziaria e per un futuro oltre l’euro. Livello di plausibilità: basso.

Le conseguenze economiche del coronavirus

Le dichiarazioni della Lagarde e quello spread che si innalza tra titoli di stato tedeschi e italiani ci sbatte in faccia che no, non siamo tutti italiani. Mentre i nostri medici, infermieri, operatori sanitari, si spaccano in quattro con turni massacranti, senza protezioni, e senza le apparecchiature sufficienti, le parole infelici dalla BCE si stampano nelle menti degli italiani, che faranno fatica a dimenticare. La politica è fatta di parole, e qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ci stiamo riscoprendo un po’ tutti italiani in questi giorni, l’inno nazionale dai balconi, gli skype di gruppo, la solidarietà, il tricolore che nel momento di difficoltà torna forte. Un presidente del consiglio che fino a un anno e mezzo fa non era nessuno, e ora si carica sulle spalle un intero paese che attende la sua diretta video giornaliera, e a cui diamo finalmente e disperatamente fiducia. Lo aspettiamo come non aspettavamo un Presidente ai microfoni da tanto tempo. Ci siamo riscoprendo un po’ più italiani, un po’ meno europei. È intervenuto il Presidente della Repubblica, per un conforto tanto momentaneo quanto indispensabile. L’UE ieri si è spostata ancora un po’ verso nord. Ora pensiamo a guarire, il resto si vedrà.

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