Spagna: come si spiega l’ascesa di VOX?

Quando VOX si presentò per la prima volta alle elezioni europee del 2014, il campanello d’allarme stava per suonare, ma l’aumento della partecipazione alimentato da PODEMOS ha fatto sì che rimanessero fuori dal Parlamento europeo. Ottennero 240.000 voti, che però non furono sufficienti; rimasero alle porte di Bruxelles e per questo hanno pagato un prezzo molto alto. Da allora in poi, l’effetto PODEMOS eclissò completamente il loro arrivo in politica e segnò le linee di un’agenda in cui non avevano posto. Né nei primi mesi, essendo rimasti senza rappresentanza, né nei successivi 2 anni, dove il conflitto si è incentrato sulla competizione a due livelli tra il Partido Popular, Podemos, il Partito Socialista e Ciudadanos. Nelle ultime elezioni generali del 2016, VOX era già diventata una forza politica apparentemente irrilevante, prendendo poco più di 40.000 voti. L’arrivo di Ciudadanos, la pressione di una possibile vittoria del blocco progressista e l’ombra delle delusioni precedenti hanno pesato molto sulle loro spalle. Ma l’autunno catalano ha ribaltato la politica spagnola a tutti i livelli, dando a VOX una seconda possibilità di provare ciò che prima sembrava impossibile: far si che Abascal e i suoi entrassero nelle istituzioni e potessero determinare, con maggiore o minore forza, ciò che accade nello spazio politico di destra. Questo lungo articolo cerca di fornire una radiografia base di ciò che è successo e ciò che sta accadendo. Si tratta di un’analisi più approfondita del recente boom di VOX che contestualizzi il suo ritorno, sveli le sue strategie e ne presenti le possibili conseguenze.

“Una traversata nel deserto”

Le immagini di domenica sono brutalmente scioccanti. La Plaza de Toros di Vistalegre traboccante, migliaia di persone alla porta senza riuscire ad entrare… (1) Sembra impossibile ricordare che stiamo parlando dello stesso stadio che ha visto “nascere” Podemos (e qui dobbiamo ricordare che Podemos non è mai stato in grado di riempirlo). Per questo è importante fare chiarezza sui fatti e capire come siamo arrivati qui. Solo un anno fa, il 7 ottobre 2017, la risposta alla mobilitazione indipendentista del 1° ottobre è scesa per le strade di questo paese in due modi diversi. Da un lato, l’iniziativa “Hablamos-Parlem”, promossa da movimenti civici e piattaforme sociali vicine al “bloque del cambio”; dall’altro, quella di DENAES (”Associazione per la difesa della nazione spagnola”) a cui il VOX si è unito. “Hablemos” convocò raduni davanti a tutti i municipi del paese. DENAES in Piazza Colón, a Madrid, cercando di far arrivare la manifestazione fino alla piazza adiacente (Piazza Margaret Thatcher), dove all’epoca aveva sede l’Hogar Social Madrid. I raduni di Hablemos hanno mobilitato migliaia di persone in tutto il paese chiedendo “dialogo”. DENAES si è appellato direttamente allo scontro, e si è concluso con un discorso incendiario di Santiago Abascal (2), che giurava che avrebbe fatto tutto il possibile per passare all’azione. Oggi, di queste due proposte, una è andata in fumo. L’altra già compare nei sondaggi ed è difficile mettere in dubbio che, oltre a raggiungere la rappresentanza istituzionale, influenzerà con una certa forza il dibattito nella destra.

Durante quest’ultimo anno la direzione di VOX ha fatto di tutto, tranne che perdere tempo. Mentre Podemos si concedeva il lusso di poter trascorrere, ad esempio, due mesi senza riunire il suo esecutivo e passava da un discorso all’altro, VOX ha deciso di agire e rimboccarsi le maniche. Si aprì un’agenda di eventi molto ampia per consentire ai suoi protagonisti (Santiago Abascal, Javier Ortega e Rocío Monasterio) di viaggiare da un capo all’altro della Spagna. Si provocarono polemiche premeditate per farsi vedere (/avere risonanza) sulla stampa e sui social network. Hanno cercato nuovi modi per attivare la base sociale di destra. Hanno lavorato per rafforzare la fedeltà dei media della destra più tagliente (EsRadio, LibertadDigital, Intereconomía). Ma soprattutto, si sono preparati ad imparare dai loro errori e a cambiare strategia. Ed è questo ciò che è davvero pericoloso. VOX nacque come un ricatto alla destra Sorayista (3), che pensava che il modo migliore per sopravvivere alla crisi politica del regime del ’78 fosse quello di concentrare tutte le sue forze nel difendere il consenso dei tre partiti “costituzionalisti”; unificare quello spazio politico “costituzionalista” per fare dei suoi avversari “un nemico comune”. Questa strategia, che ha costretto il Partido Popular a mantenere un basso profilo su temi come l’aborto, il femminismo, i diritti delle persone LGTBI, o cercare di sedurre il PNV a rimanere quello che è sempre stato Convergencia (un partito cerniera impegnato nel patto del ‘78) non era un piatto molto appetibile per una parte molto importante della destra, almeno quella che guardava al Partido Popular come sigla di riferimento. E la nascita di VOX ha cercato di esprimere quel malcontento creando una piattaforma che reclamasse una sorta di “ritorno ai valori comuni della casa di destra”. Ma in questi ultimi 4 anni VOX si è resa conto che questo non basta, che la crisi politica in questo paese è molto più profonda, e che la sua finestra di opportunità si stava facendo più grande.

L’incapacità e l’impotenza del Partido Popular e di Ciudadanos nel fermare la disobbedienza del procesismo (4) alla legalità dello Stato e della costituzione ha aperto per Vox uno spazio molto più ampio per agire. Ma come ne ha approfittato? La strategia che segue, come tentiamo di spiegare, si basa su una combinazione di tre cose:

1) abbracciare un modo di fare politica che sia comunicativamente intelligente, disposto a fissare pietre miliari motivanti che facciano sentire i loro seguaci parte di una storia importante e trascendente. Assumere il compito di creare storie forti che diano senso a ciò che è stato vissuto in questi quattro anni, discorsi che trascendono il “marketing elettorale” delle proposte programmatiche e sfruttano le aspirazioni, le richieste e le frustrazioni della base sociale a cui si rivolgono.

2) Imparare dagli altri partiti populisti di destra emergenti e avvicinarsi a loro.

3) Ripensare come riattivare la base sociale della destra ponendo le basi per una competizione virtuosa tra Partido Popular, VOX e Ciudadanos, e cercare difetti o contraddizioni che gli consentano di contendere trasversalmente gli elettori in altri spazi.

1- VOX, Un Podemos di destra?

Quando Podemos ha lanciato la sua prima campagna elettorale, ha scelto uno slogan che ha lasciato la sinistra spagnola perplessa e stupita. “Quando è stata l’ultima volta che hai votato con entusiasmo?” Ricordo bene la risposta: “Ma ciò non significa assolutamente nulla! “Rispondere a una politica priva di proposte svuotando ulteriormente il messaggio?”

Ma questo slogan aveva un’intenzione chiara e concreta: politicizzare la delusione, sollecitare una rottura con la rassegnazione, invitare ad appassionarsi un’altra volta. Iglesias ed Errejón avevano capito che c’era un ampio spazio sociale, aperto dall’esaurimento della fiducia nei partiti tradizionali, che lasciava spazio alla crescita di una nuova forza politica, se questa fosse riuscita a superare il malcontento e la rassegnazione. E se fosse riuscita ad richiamare e ad entusiasmare quelle persone che si sentivano deluse e indignate, ma che non vedevano nel resto delle opzioni di voto un’alternativa affidabile per far valere le loro richieste. VOX ha capito la stessa cosa: che la politica della grande coalizione neoliberista, così come lascia molti progressisti insoddisfatti dei partiti tradizionali, lascia anche molti conservatori insoddisfatti delle loro tradizionali opzioni di voto. E che ci sono molte persone che si sono sentite sempre meno rappresentate e che questi quattro anni di aspettative di cambiamento frustrate (anche per la destra) hanno allargato quello spazio. VOX è perfettamente consapevole di questo e quindi capisce che “il suo momento” è ora, che ha una posizione privilegiata per cercare di fare ciò che gli altri hanno fatto prima, imparando dai loro errori e successi; e allo stesso tempo ha a disposizione uno spazio molto più ampio da conquistare rispetto a prima (dove tante speranze erano focalizzate su Ciudananos come una nuova opzione per la destra).

Per affrontare questo difficile compito, ha capito che entusiasmare dipende dalla costruzione di punti fermi che facciano sentire le persone protagoniste, e di narrazioni storiche che diano senso alle loro campagne e alla loro stessa esistenza come opzioni di voto e come partiti politici. Ed è per questo che ha cercato di fare di ogni passo che fa un momento straordinario, da registrare come “un altro episodio” di una grande storia che si vuole far passare come già indelebile. Il 7 ottobre è stata una prova di questo. VOX sapeva che era la loro opportunità di additare ciò che ora chiama “la banderuola arancione” e “la destrina codarda”, per sfidare la risposta caotica ed erratica del governo e di Ciudadanos alla mobilitazione per l’indipendenza del 1° ottobre. Era la sua occasione per indicare i partiti di destra come una “casta” irresponsabile, lontana dagli interessi della “gente” e incapace di rispondere ai “problemi fondamentali della nazione spagnola”. Ed è per questo che ha insistito a distinguersi il più possibile nel raduno del 7 ottobre a Colón, facendo salire sul palco Santiago Abascal per farlo parlare davanti a decine di migliaia di persone come se fosse letteralmente un suo raduno, mentre Casado (poi eclissato all’interno del Partido Popular dal Sorayismo) (5) raccattava briciole tra il pubblico, facendo selfie o cercando disperatamente microfoni. E’ da lì che è iniziato il cambiamento di VOX, ed e’ passato un anno. Un anno in cui ha capito che deve costruire un discorso che non ruoti attorno a semplici questioni programmatiche, ma che invece sia sempre connesso con ciò che accade nel paese, e che lo ha portato, da allora, a pensare a come attivare la base sociale della destra costruendo una narrazione. Il tentativo più ambizioso fino ad ora è stato quello di portare avanti l’idea della “rivoluzione dei balconi”, della quale Casado ha cercato di appropriarsi facendone uno dei centri discorsivi della sua campagna nelle primarie. VOX ha capito che la risposta della destra sociale al 1° ottobre era chiaramente molto più contundente di quella dei partiti di destra, e ha cercato di costruire una storia a suo favore che mettesse in luce l’impotenza del governo e delle forze del ’78 e presentasse l’opposizione di destra all’indipendentismo “al di fuori dei soliti partiti” come unica vera resistenza. Un modo per mettere attivamente la base sociale della destra contro PP e Ciudadanos e capitalizzare il loro malcontento indicandoli come partiti impotenti ed esitanti che non erano stati fedeli a ciò che il re aveva detto (conscio dell’autorità che ha la sua figura per questa parte della società) né erano stati consapevoli di ciò che era in gioco. Narrazione, narrazione, narrazione. Costruzione di senso. Un lavoro graduale per delineare alcuni contorni chiari di uno spazio politico che fosse visto come necessario per “mettere ordine e rompere i tabù”.

Oggi VOX affronta le elezioni europee cercando di imparare da tutto quello che è successo negli ultimi anni, elaborando strategie concrete per affrontare ogni sfida concreta. E lì la tappa di Vistalegre sembra loro fondamentale. Sanno che sono visti come un partito in secondo piano, che per molte persone la calcolatrice pesa più delle ragioni e che devono arrivare ad essere visti come una opzione reale, capace di ottenere rappresentanza. La delusione delle europee li perseguita. E perciò, più che una semplice dimostrazione di forza e sostegno, Abascal vede l’atto di Vistalegre come “un battesimo politico, una promozione in serie A”. È così che Ortega Lara l’ha spiegato giovedì scorso all’Interconomía, e l’ha detto domenica nel suo discorso. “Vox è diventato maggiorenne, e questo atto lo dimostra. Ora tocca a noi consolidarci a livello nazionale”, ha detto. I sondaggi sono poco convincenti nei tempi in cui viviamo, soprattutto per una destra che ha dovuto vivere più volte false speranze con Ciudadanos; è necessaria una fase di svolta per far vedere e convincere di questo “Passo verso la maturità”. E con 10.000 persone nelle gradinate di Vistalegre che cantano “a por ellos” mentre Santiago Abascal si faceva un bagno di folla, ce l’hanno fatta. Ma “la traversata nel deserto” di 4 anni a cui si riferiva il leader del VOX è davvero giunta al termine?

2- VOX e l’idra populista di Le Pen, Salvini e Bannon

L’idra politica del populismo di destra continua a crescere a spese della crisi politica dell’Unione europea. Le Pen, Salvini e Bannon lo sanno ed è per questo che si stringono la testa cercando di pensare a come affrontare le prossime elezioni europee. Le forze di destra e le forze anti-establishment del populismo sono molto diverse l’una dall’altra e sanno che riunirle tutte in un “internazionale xenofoba” è estremamente complicato. In primo luogo perché i destro-populismi mediterranei hanno l’austerità al centro del loro discorso, e nel nord molte di queste forze, come la VOX, non hanno semplicemente sposato quella parte del discorso. In secondo luogo, perché colui che più gli assomiglia ideologicamente o politicamente non è necessariamente il loro migliore alleato nazionale. In Ungheria, senza andare molto oltre, molti pensano che i populisti dello Jobbik (33 seggi) rappresentino qualcosa di più simile al Fronte Nazionale o Alternativa per la Germania che FIDESZ, la formazione di Viktor Orban. Ma Orban è un presidente di una nazione e dispone di una maggioranza assoluta nel parlamento ungherese. Non è come il caso austriaco, dove i populisti hanno solo 10 deputati in meno del Partido Popular Austriaco e sono in coalizione. È molto più esasperato, e questo conta.

Un dilemma simile si presenta in Spagna, dove, come ha più volte osservato il giornalista di El Confidencial e di CTXT, Guillermo Fernández, non è ancora molto chiaro con chi andranno mano nella mano verso Bruxelles. VOX combatte contro tutto e tutti per cercare di essere visto come parte di quel cambiamento transnazionale in modo da generare aspettative intorno a sé, ma Bannon non appare convinto; non sono paragonabili alla Le Pen nella sua critica contro l’austerità. Inoltre, VOX non può nemmeno vedere Salvini. Infatti, Abascal non esita a ricordare ogni volta che può che Salvini ha sostenuto gli indipendentisti catalani e baschi, e in questo modo cerca di evitare che la Lega diventi un riferimento per l’estrema destra spagnola. Tutto ciò è ulteriormente complicato dalla presenza di Pablo Casado, che per liquidare all’interno e all’esterno il Sorayismo ha inserito molte sfumature populiste nel suo discorso, facendo appello a “rappresentare la Spagna dei balconi” che si è sentita defraudata il 1° ottobre, adottando posizioni apertamente xenofobe sulla migrazione e dando una mano a Orban nelle votazioni per il Parlamento Europeo, dove per quanti deputati VOX possa ottenere, il PP ne avrà molti di più. I populisti di destra si preoccupano di mantenere una sincerità pragmatica sulle loro reali possibilità, e Mischaël Modrikamen, socio di Bannon, ha detto chiaramente: “Ci sono molte persone che rappresentano una vera maggioranza e non sono lontani dalle nostre convinzioni, come Pablo Casado in Spagna”. È difficile sapere cosa succederà nelle prossime settimane (Fernandez è la persona più affidabile per poterlo scoprire), ma non sembra per niente facile.

Quello che succede è che anche senza il loro sostegno diretto e formale, Santiago Abascal e la sua squadra stanno facendo grandi sforzi per imparare il più possibile dall’esperienza di queste forze politiche. Soprattutto quando si tratta di costruire il discorso. Come spieghiamo spesso in La Trivial, il populismo non è un’ideologia, è una forma di costruzione del politico. Questa forma, tanto nel caso del populismo di sinistra come di destra, sa che il senso più profondo di ciò che significa appartenere a una comunità nazionale, a un popolo, non è dato, e cerca di significarlo a suo modo. Cerca di costruire un “noi”, di (ri)fondare un popolo, di costruire una nuova egemonia sociale e popolare in cui gli interessi di una parte della società (siano essi populisti xenofobi di Salvini o patrioti di sinistra di Mélenchon) sono visti come rappresentanti dell’intera società in quanto tale, del popolo. E per fare ciò, si ha bisogno di un confine chiaro, di un nemico comune; “una casta”, “un establishment” su cui puntare il dito. VOX ha trovato nell’incompetenza di Ciudadanos e del Partido Popular durante l’Autunno Catalano (6), nella politica di basso profilo del PP durante il Sorayismo sulle questioni sociali e nelle posizioni in costante cambiamento di Ciudadanos una ragione per indicare i partiti di destra come parte di un establishment politico incapace di rispondere ai problemi della Spagna. E da ciò, ha costruito un discorso in cui contrappone “la Spagna viva” contro Partido Popular, Ciudadanos e PSOE come un blocco unito. Questo discorso fa uso di un’operazione ideologica di base del populismo, quella che Laclau chiama una “catena di equivalenze”. Comprendendo che le domande sociali espresse sono molto diverse l’una dall’altra e che c’è bisogno di un modo per collegarle, connette tutte le esigenze della base sociale di destra, delusa e insoddisfatta, non in relazione al contenuto delle domande in quanto tale, alla propria particolarità, ma attraverso ciò che condividono: un nemico comune che si rifiuta di affrontarle. Questo permette a VOX di costruire una bomba politica in grado di mobilitare cose diverse come la rabbia sessista di fronte all’ascesa del femminismo, le richieste di forza di fronte all’indipendenza di gran parte della destra, il controllo delle frontiere, o le richieste di smettere di finanziare partiti e sindacati con denaro pubblico. Le articola come la lotta contro un nemico comune, sintetizzandole come espressione di una teorica lotta tra la “Spagna” e una sorta di casta politica separata dagli interessi o dai valori delle persone che considerano rappresentative della Spagna. Una lotta tra la nazione e chiunque gli si metta davanti.

Il ruolo dell’indipendentismo e dell’immigrazione musulmana nel quadro del discorso di VOX è fissato anche nell’area destro-populista. Per il discorso dei “verdi”, entrambi rappresentano “pericoli fondamentali” o “minacce esistenziali” alla nazione che dovrebbero essere estirpate o bandite, come accade con la cosiddetta “immigrazione di massa” nel discorso populista di destra di forze come l’AfD in Germania o il Front National francese. Questi definiscono questo presunto “pericolo” o “minaccia” come qualcosa di radicalmente inquinante, invadente, perturbante, come qualcosa che mette in discussione la nazione stessa, ma che è impossibile “estirpare” o “espellere” senza prima sconfiggere l’establishment o costringerlo a mettersi “in ordine”. Riproducono in un discorso quello che Lacan (come ricorda anche Jorge Alemán) chiama “logica maschile”. Nei suoi taccuini, Lacan parla di una “logica maschile” (non in riferimento al genere, ma in generale) che sarebbe segnata a tutti i livelli dall’impossibilità di raggiungere la propria pienezza. Un soggetto incompleto, tormentato dall’esperienza inquietante di una “parte – non parte” che impedirebbe all’essere di raggiungere la sua pienezza, “essere” in sé stesso, e che quindi l’essere rifiuta e oppone come pericolo, come minaccia alla propria esistenza. I populismi di destra europei lo fanno di fronte all’immigrazione. Cercano di installare nell’immaginario comune l’idea che i nostri paesi vivono tormentati dalla presenza inquietante di un “altro” strano e straniero che sconvolge le nostre vite, che rovina la nostra convivenza, che ci impedisce di progredire. Per questo motivo indicano l’esistenza dell’Europa in quanto tale come un pericolo, affermando come ad esempio il Front National che nel 2050 “metà della popolazione francese sarà musulmana” e incolpando i migranti per la criminalità. È importante capire che questo discorso non funziona a causa delle sue connessioni con l’esperienza reale delle persone. Infatti, come dovrà essere spiegato in un altro articolo, il rapporto tra la percentuale di voti dei partiti populisti di destra e la densità della popolazione immigrata è di solito indirettamente proporzionale. Ma questa xenofobia “maschile” (in termini lacaniani, non di genere) funge da potente catalizzatore per guidare il malcontento e le frustrazioni della gente contro l’establishment politico.

VOX estende il catalogo de i “Nemici della Patria” ad un elenco molto più ampio di quello del resto delle forze destro-populiste. In parte perché utilizza una lista pronta per l’uso ereditata dall’aznarismo, formata da decenni di etichettatura di qualsiasi rivale della destra come “l’anti-spagnolo”. Questo concetto fu messo in circolazione dalla macchina propagandistica dei golpisti della guerra civile, ma continuò ad essere usato dalla destra anche dopo il 1975. Non perché la destra spagnola sia una semplice continuazione del franchismo – affermarlo con leggerezza è molto lontano dalla realtà – ma perché, in pratica, è un modo di costruire il discorso che è stato molto fruttuoso alla destra. Soprattutto visti i 40 anni di governo di Francisco Franco che hanno dato all’ala destra un monopolio/patrimonio dell’idea di nazione che ha permesso loro di adottare quella posizione con facilità. La lista dei “nemici della patria” che VOX assume comprende movimenti che minacciano l’unità della nazione spagnola in quanto tale, come il secessionismo processista , l’indipendenza basco e gli spiragli di sostegno sociale e politico dato al gruppo terroristico ETA. Ma anche i nazionalismi periferici non indipendentisti, la sinistra tradizionale, le forze patriottico-democratiche come Podemos, e il femminismo. Questi ultimi movimenti e attori non sono, per nessun sovranista o populista di sinistra, parte dei nemici della nazione ma nodi centrali della sua rivitalizzazione. Ma è chiaro che il progetto nazionale che VOX vuole costruire non è niente di simile a quello dei populisti di sinistra spagnoli. Ora, questi ultimi, per vincere è bene riflettano e comprendano che la rivolta popolare del 15 maggio (15M) ha da tempo cessato di servire come “vaccino” contro il populismo di destra. La costruzione di una diversa narrazione nazionale, “progressista”, “popolare”, “democratica”, “femminista” e “plurinazionale”, ha avanzato molte posizioni, ma non ancora abbastanza. La rinascita di VOX aprirà dibattiti molto intensi all’interno di questi movimenti politici, e hanno possibilità di salvezza solo guardando agli esempi di Mélenchon e Corbyn. Dopo tutto, in attesa di vedere i frutti della strategia di Sahra Wagenknecht in Germania, sono stati gli unici in grado di fermare l’emergere di queste forze destro-populiste. Non è consigliabile sottovalutare la forza del discorso di VOX. Nelle condizioni sociali, politiche e culturali che il nostro paese sta attraversando, è estremamente poderoso e può facilmente crescere, e ciò va tenuto in considerazione il prima possibile.

3- VOX, “la banderuola arancione” e “la destra molliccia”.

VOX capisce che per creare una solida base elettorale e continuare a crescere deve mantenere un discorso duro di fronte ai Ciudadanos e al Partido Popular, anche dopo aver visto sconfitto il Sorayismo. Per questo si è dedicato a pensare a come evidenziare i difetti e le contraddizioni che disturbano la base sociale della destra. Nel caso di Ciudadanos, la loro mancanza di costanza e coerenza quando si tratta di prendere posizione e la loro sgradevole ambiguità quando si tratta di parlare di questioni che invece, nei circoli che VOX intende mobilitare, contano moltissimo. Nel caso del Partido Popular, l’aver abbandonato i valori della destra durante più di 10 anni di regressione nelle loro posizioni politiche chiave; la “fuga al centro” di Soraya e Mariano. Ecco perché Ciudadanos viene chiamato “la banderuola arancione” e il Partido Popular “la destra molliccia”; ed è per questo che fanno di tutto per mettere in circolazione quei nomignoli facendoli risuonare nel maggior numero di circoli e livelli possibile. Per loro è una battaglia fondamentale. Come quella di farli sembrare impotenti e incapaci. Hanno bisogno di sfruttare l’idea che ognuno dei due schieramenti, ognuno per le proprie ragioni, sia inutile come strumento per difendersi da quelle che considerano le minacce fondamentali (come ad esempio “l’ideologia di genere”, “immigrazione di massa”, “l’ascesa dell’estrema sinistra”… eccetera, eccetera).

Da questa necessità di confrontarsi con le due grandi forze della destra spagnola, nasce un problema fondamentale: se VOX si concentrasse solo su come erodere o deteriorare entrambe le parti per salvare qualcosa dalle loro rovine, lo spazio politico della destra si contrarrebbe e nel lungo periodo perderebbe posizioni. Per questo motivo hanno scoperto, anche se non sanno ancora come metterlo in pratica, che devono assumersi anche il compito di coniugare questa durezza con il resto delle forze della destra con una “competizione virtuosa” (come direbbe Errejón) che allarghi lo spazio della destra. E tutto questo lo ha capito anche Casado; infatti, durante la sua campagna nelle primarie ha ripetuto ad nauseam che il suo progetto non sarebbe stato dedicato solo a rappresentare la destra già esistente, né a spostarsi verso il centro, ma per allargare lo spazio che lui rappresentava andando oltre i propri confini. Ora vedremo se il grado di destrezza che gli uni e gli altri mostrano nel mettere questo in pratica. VOX si gioca molto; se rimane in una posizione solo bellicosa e provocatoria senza pensare strategicamente a spostare le questioni di dibattito, le tematiche e i codici della destra sul suo terreno, si suiciderà politicamente; o dovrà almeno rassegnarsi ad ottenere un risultato molto peggiore di quello che potenzialmente potrebbe avere. Vale la pena ricordare che, per il momento, è una delle due cose più importanti che sono sul tavolo per VOX, a parte quella di essere visto come capace di entrare nelle istituzioni e di determinare la formazione di municipalità e governi (almeno quello della comunità di Madrid). VOX non otterrà il sorpasso passando magicamente dall’irrilevanza all’avanguardia della destra spagnola per il semplice fatto di aver riempito Vistalegre, questo mi sembra molto chiaro. Ma ha potuto determinare le linee di molti dibattiti grazie alla sua inerzia, alla sua fervida attività e all’attenzione della stampa. In questo momento si trovano in quella fase, la stessa che ha vissuto Podemos dopo le europee. E anche se non è ancora ben chiaro come andranno le cose, potrebbero trarne il massimo vantaggio. Anche Alba Dorata in Grecia, il Fronte Nazionale in Francia, o l’UKIP nel Regno Unito lo hanno sperimentato; quando non si può intaccare la politica del governo, la cosa più intelligente da fare è definire i termini del dibattito. Ed è proprio quello che cercheranno di fare.

È evidente che nessun partito populista di destra, populista o meno, è cresciuto limitandosi ad una competizione all’interno dello spazio politico conservatore. Immagino sia per questo che VOX aspira ad aprirsi strada tra gli elettori di altri partiti (compresi quelli progressisti) e a disgelare quanto più possibile l’astensione parlando di questioni come l’immigrazione e le frontiere che tutti i grandi partiti hanno scelto di ignorare, o prendendo posizioni contro il femminismo o le autonomie. A differenza di altri partiti populisti di destra, VOX non può giocare la carta statalista, rivendicare un maggiore controllo dell’economia nazionale, riprendendo un percorso protezionista o affrontando la disuguaglianza sociale moltiplicata dalla crisi del 2008. È, nella sostanza e nella forma, un partito economico liberale, e poi deve guardare su altri fronti per trovare il modo di rompere la cartografia di destra e sinistra ad alcuni livelli in cerca di elettori al di là del proprio territorio. In secondo piano, ha pensato di trovare la soluzione, ad esempio, nello sfruttamento di un sentimento minoritario di “virilità nazionale” che potrebbe sentirsi messo in discussione di fronte all’ascesa del femminismo, parlando di “false denunce” in termini allarmistici e mettendo in discussione “l’ideologia di genere” in linee discorsive simili a quelle di Jordan Peterson, come se il femminismo stesso fosse un’ideologia radicale e pericolosa per la società occidentale. Questo discorso antifemminista approfitta dei molti risentimenti o paure di una parte della popolazione maschile che vede con preoccupazione, rabbia o fastidio il successo che sta avendo il femminismo dal 7 novembre del 2015, e si estende anche ad altri livelli del dibattito. Lo si vede ad esempio nella risposta all’indipendenza, che è spesso rappresentata come una sfida alla “virilità dello Stato” e alla sua autorità. Qualcosa che alla destra americana, come spiega l’autrice Bonnie Mann, ha già lavorato contro l’insurrezione islamica quando la rappresentava come un attacco alla “virilità nazionale”, la posizione degli Stati Uniti come patriarca mondiale. Al di là di ciò che si pensa di questo discorso in termini morali, si basa su una strategia che si è dimostrata profondamente efficace nel resto dei paesi occidentali dove le forze populiste di destra sono balzate in primo piano e, in alcuni casi, non solo sono balzate in primo piano, ma sono emerse dalla marginalità per diventare il “nuovo mainstream”. La manifestazione “la Spagna femminista” vista l’8 marzo ha una delle più grandi potenzialità politiche del nostro paese. Ma questo non “immunizza” la Spagna dalla possibilità di affrontare un boom di forze populiste di destra e antifemministe. Per porre fine a questa possibilità, la nuova egemonia sociale del femminismo dovrebbe essere in grado di collocare i populisti di destra come un’eccezione minacciosa e non come qualcosa di veramente rappresentativo dell’essere nazione. In altri termini, elevarsi ad una posizione veramente egemonica nella quale si pretende di rivendicare un’immagine moderna di un paese in cui l’opposto della normalità, l’opposto del senso comune, è il discorso di VOX. Ma immettere quell’idea nell’immaginario collettivo è un compito arduo che richiederáà molto tempo e fatica per coloro che hanno un’idea diversa della Spagna.

(1) Si fa riferimento ad una manifestazione di VOX che ha visto una grande partecipazione popolare.

(2) Santiago Abascal è il Presidente di VOX.

(3) Si intende per “Sorayismo” la corrente politica del Partido Popular vicina all’ex ministro Soraya Sáenz de Santamaría, che di recente si è candidata, perdendo, alla presidenza del partito. Ora si è ritirata dalla politica.

(4) Per “procesismo” si intende un atteggiamento di negoziazione da parte della Catalogna nei confronti del governo centrale della Spagna al fine di ottenere l’indipendenza. Il termine si contrappone alle maniere unilaterale, come ad esempio la dichiarazione di indipendenza del 2017.

(5) Pablo Casado è l’attuale segretario del Partido Popular. Prima in ombra per via dell’ascesa del sorayismo, ora è riuscito a battere Saénz de Santamaría alle primarie.

(6) L’autore fa riferimento all’autunno del 2015, momento in cui avvennero le elezioni regionali Catalane quando diversi candidati proposero un processo secessionista, una circostanza che generò tensione e massima preoccupazione dal punto di vista economico e imprenditoriale.

Originale https://latrivial.org/como-entender-el-auge-de-vox/ Traduzione a cura di Christian Dalenz, Antonello Martinez e Alessando Volpi

 

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