Bacchettate europeiste

Arrivano le lettere dalla Commissione europea. Partite prudentemente dopo le elezioni europee, al riparo di eventuali malumori dell’elettorato, distribuiscono le istruzioni munificamente impartite ai paesi membri per una crescita “sostenibile ed inclusiva” (così dicono gli alti papaveri europei). E così il 5 giugno sono state inviate le “raccomandazioni” in relazione ai 28 paesi; alcuni però hanno (non troppo inaspettatamente) ricevuto un rapporto aggiuntivo che pare più una bacchettata sulle mani che  una lista di amorevoli consigli. In particolare (ma guarda!) uno: l’Italia.
Abbiamo spiegato più volte cosa sia la nuova governance economica della UE: un processo che parte da fine dell’anno precedente con una analisi e previsione delle dinamiche economiche, sbocca in un documento che stabilisce le priorità per la UE ed i suoi membri; su di esso si basano i rapporti che definiscono le priorità per ogni singolo paese (country-report) che escono verso febbraio; poi ogni Stato trasmette il documento di politica economico-finanziaria (DEF) verso aprile. Seguono le Raccomandazioni della Commissione sulla bozza a maggio-giugno, ed è questo il punto in cui siamo. Il “semestre europeo” quindi è una procedura di vigilanza sui documenti che passo dopo passo arriveranno alla fine dell’anno a determinare i bilanci degli Stati con la legge di stabilità. I presupposti di base (la priorità della “cultura della stabilità” dei conti, l’elaborazione di parametri macroeconomici con cui dare le pagelle agli Stati) era già squadernata nel trattato di Maastricht (1993) e più in particolare nel Patto di Stabilità (1997) ma sul piano delle procedura il sistema si è rafforzato dal 2011-13.
Tale assetto comporta almeno due conseguenze importanti e catastrofiche: da un lato le pressioni UE spingono sul piano del contenuto verso forme di austerità, riduzione del debito, equilibri economici favorevoli a banche, finanza a detrimento dei lavoratori e classi subordinate. Dall’altro spoliticizza il processo, riconducendo la formazione del bilancio (che è il cuore dello Stato e dei suoi poteri di intervento) ad una battaglia sul rispetto di parametri, zerovirgola, cifre che circolano in una superfetazione di documenti tecnici complessi (molti neanche tradotti dall’inglese, peraltro) che riducono le scelte fondamentali della sfera statuale a un iter burocratico.
Oltre alle normali Raccomandazioni, 4 paesi hanno ricevuto un rapporto aggiuntivo sui problemi di conformità delle bozze di bilancio adi criteri della Commissione: Belgio, Francia, Cipro, Italia. Al nostro paese erano già stati chiesti chiarimenti la settimana scorsa,e la risposta del ministro Tria non è stata considerata soddisfacente. Il rapporto di 23 pagine sull’Italia dichiara la non-conformità ai criteri di riduzione del debito pubblico ed il rischio di aumentare troppo il deficit (il saldo negativo fra entrate-uscite dello Stato) visto che le previsioni di crescita sarebbero troppo ottimistiche. A questo punto o si riduce bruscamente la spesa cancellando parti significative del programma gialloverde (cioè quota 100 e reddito di cittadinanza) o si taglia altro in una manovra finanziaria o a luglio dovremo affrontare la lunga procedura di infrazione.
Un indicatore di cui non si parla nel rapporto è il grado di indebitamento privato, uno dei fattori chiave che ha innescato la crisi del 2008-10. Moltissime analisi mostrano come il peggioramento di esso sia un segnale di grande importanza per la stabilità economica, assai più che il debito pubblico, ma fa parte dei criteri della Procedura per gli Squilibri Macroeconomici, mentre qui si tratta della Procedura per Deficit Eccessivo. La prima contiene criteri che sarebbero davvero utili a mappare la salute di un paese, ed infatti non ha nessun rilievo politico. Tutto si concentra sulla seconda, che riguarda solo il bilancio dello Stato. Se si guardasse invece il debito privato l’Italia non sarebbe messa troppo male (secondo le statistiche della Banca dei Regolamenti Internazionali): 8% meno della media UE, mentre Francia, Spagna e UK sarebbero sopra, per esempio. Ma bisogna solo vincolare il versante pubblico e lì arrivano le bacchettate.
Da “il manifesto”, 8. 6. 2019