Senso Comune - Manifesto per un populismo democratico e una politica del senso comune

Il nostro primo incontro nazionale

Il 5 gennaio 2017 ci siamo trovati a Vicenza per il primo incontro nazionale di Senso Comune. Eravamo una sessantina, di cui una quindicina di Vicenza e dintorni ed il resto proveniente da diverse regioni del centro-nord (Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo). Il luogo che abbiamo scelto per la riunione era volutamente un atipico: uscendo dalle sale della “normale” politica vicentina, ci siamo trovati in una sala normalmente adibita a ludoteca da Arciragazzi Vicenza. Uno spazio che è allo stesso tempo di impegno sociale e di gioco.

A moderare la serata Stefano Poggi, che nella sua introduzione ha chiarito i confini non-partitici dell’esperienza di Senso Comune. Potete trovare qui il suo breve intervento:

È poi intervenuto Samuele Mazzolini, che ha introdotto la sostanza politica del manifesto:

È seguita un’intensa discussione, in cui sono intervenuti una quindicina di presenti. A fine della serata ha chiusto Paolo Gerbaudo, che dopo aver illustrato le prossime tappe di Senso Comune (Giro d’Italia e ritrovo estivo), ha sintetizzato la discussione:

Il populismo è ormai divenuto il centro del dibattito strategico su come costruire una nuova politica che rappresenti tutti coloro che non si sentono rappresentati. In questa discussione sono emersi una serie di temi centrali. Abbiamo discusso del fatto che il populismo è una risposta alla trasformazione della struttura di classe, dell’indebolimento della classe operaia, e del declino dei ceti medi, e come si ponga la missione di unificare una società altamente frammentata. Abbiamo pure discusso di come la politica italiana sia già profondamente populista, ma di un populismo sbagliato, il populismo autoritario, reazionario, e demagogico che caratterizza Renzi, Grillo e Salvini. La questione sul tavolo è dunque come costruire un populismo democratico in Italia. La nostra riflessione è che in questo momento sia necessario un lavoro di lungo periodo, una battaglia culturale e sociale, attraverso cui radunare idee nuove e persone genuine che possano immaginare una nuova pratica politica oltre la situazione di sconfitta cronica della sinistra. Questo è l’inizio di una discussione, e di una sperimentazione politica che proporremo nei prossimi mesi, con incontri in tutta Italia. Perché se vogliamo rispondere all’assalto della destra estrema, dobbiamo sfatare una serie di tabù comodi, e reinventare il modo in cui parliamo di politica e facciamo politica.

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