L’ipocrisia del M5S sullo Ius soli

Il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi al Senato – il che, secondo i regolamenti parlamentari, equivale ad un voto contrario – sulla proposta di legge per il cosiddetto Ius Soli.

La legge sullo Ius soli regola l’accesso alla cittadinanza italiana per i figli di immigrati nati nel territorio nazionale. In realtà si tratta di uno Ius Soli (molto) temperato, giacché la legge approvata non estende la cittadinanza italiana ad ogni persona che nasce nel territorio italiano, bensì a coloro i cui genitori (o almeno uno dei due) risiedono da almeno 5 anni nel territorio nazionale, previo esame che certifichi la conoscenza della lingua italiana e previa verifica del reddito familiare. Viene prevista inoltre la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana per quei minori che abbiano per lo meno compiuto un intero ciclo scolastico (5 anni) nel nostro paese (il cosiddetto Ius culturae). Si stima che la legge estenda a circa 800.000 minori nati e/o cresciuti in Italia la cittadinanza italiana.

Secondo Di Maio, lo Ius soli è una legge che avrebbe dovuto essere concordata con gli altri paesi membri dell’UE, in quanto si estende la cittadinanza non solo italiana, ma europea, a centinaia di migliaia di persone. Con queste motivazioni, il M5S si è accodato alla peggiore destra leghista. La Lega salviniana alimenta e cavalca certi sentimenti xenofobi attraverso bugie e falsità. Non è infatti assolutamente vero che la legge approvata estende la cittadinanza ad una persona ‘per il solo fatto di essere nati in Italia’. Abbiamo visto che vi sono limitazioni precise. Fra l’altro, sono espressamente esclusi dalla legge i figli di genitori nella condizione di ‘richiedenti asilo’.

Il M5S, ancora una volta, si fa portavoce di istanze contraddittorie per meri calcoli elettorali. Non stupisce che il partito di Grillo abbia preso una decisione del genere, sulla pelle di centinaia di migliaia di bambini ed adolescenti pienamente integrati nelle comunità locali e spesso capaci di esprimersi non solo in italiano, ma anche in dialetto, e che si sentono culturalmente italianissimi.

Per evitare di mostrarsi appiattiti sulla xenofobia leghista, il probabile candidato premier Di Maio ha avanzato un argomento folle. Mentre, a parole, il M5S si fa campione del recupero della sovranità italiana contro la filo-tedesca Unione Europea, allo stesso tempo sostiene che l’Italia dovrebbe rinunciare a legiferare autonomamente su una materia che rappresenta uno dei pilastri del concetto di sovranità, ovvero la definizione dell’accesso alla cittadinanza.

È evidente che i grillini non ci abbiano pensato troppo a questa enorme contraddizione. È evidente che a loro interessava inventarsi una motivazione per punire centinaia di migliaia di bambini e allo stesso tempo poter sbandierare di ‘non essere razzisti’. È possibile che vi siano rancori personali dietro a questa decisione – ad esempio, una certa invidia dell’ineffabile Di Maio nei confronti di migliaia di bambini formalmente non-italiani capaci di esprimersi in un italiano migliore del suo.

Va comunque denunciato questo atteggiamento servile ed anti-patriottico da parte del partito politico che più di tutti ha saputo capitalizzare elettoralmente il malcontento popolare italiano verso l’Unione Europea, esecutrice delle politiche di austerità che hanno tagliato le gambe ai paesi dell’Europa Mediterranea.

 

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