No, Paola Nugnes non si deve dimettere: è il momento di fare politica

E’ un afoso sabato pomeriggio di luglio e il sole che batte da una giornata sul cemento del centro direzionale di sicuro non migliora la situazione. Sono le sei del pomeriggio e noi siamo a largo Kagoshima, proprio sotto la statua dell’uomo vitruviano al centro del più deciso slancio urbanistico della città di Napoli negli ultimi cinquant’anni. Siamo una ventina, quasi tutti i presenti sono attivisti del Movimento cinque stelle della prima ora, quando ancora non si chiamava così, quando ancora non si sapeva nemmeno chi fosse Casaleggio, quando era riuscito ad aggregare un primo nucleo di cittadini lontani dalle istituzioni e dal mondo che conta,  genuinamente  intenzionati a portare il loro contributo alla vita politica del paese. La scelta del posto e del momento, per quanto ormai abitudinaria, è già di per sé indicativa delle modalità di formazione di quei gruppi: non è di mattina in un giorno feriale, come fanno i partiti o le altre formazioni politiche che attirano puntualmente una platea di addetti ai lavori, e non è neanche in un momento più mondano come la sera infrasettimanale o la mattina del week end, non siamo nella sala conferenze di un albergo o di un sindacato e nemmeno nel cortile di un locale alla moda ma ci troviamo per strada, in un piazzale defilato dal caos cittadino; i meet up hanno sempre trovato il loro luogo nei tempi e negli spazi che un cittadino comune potesse sottrarre al lavoro e alla famiglia senza creare troppi problemi, ed è in quegli spazi e quei tempi che il loro spirito più autentico continua a sopravvivere boccheggiando. 

In queste settimane la senatrice Paola Nugnes ha formalizzato la propria uscita dal gruppo parlamentare del m5s. Era una cosa nell’aria da tempo, più che altro perché parliamo di un personaggio che ha sempre mantenuto un rapporto estremamente coscienzioso ed elaborato con ogni scelta politica del movimento ed ha sempre condiviso le proprie tribolazioni con la rete di attivisti e con il proprio pubblico mediatico. Se dobbiamo trovare un punto di non ritorno è senz’altro la sua esclusione dai lavori della commissione sul cosiddetto “Sblocca Italia”, una prepotenza politica da parte dei vertici che denuncia in maniera inequivocabile la debolezza della leadership del movimento, la sua mancanza di volontà di allargare il discorso a punti di vista diversi e la conseguente inconciliabilità delle posizioni. Ma non è dei motivi della separazione che vogliamo parlare, tantomeno dei soliti scenari orwelliani a cui ormai siamo abituati; quello che qui ci interessa è la dimensione politica del fatto e della persona. Se la defezione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti metteva in crisi il movimento dal punto di vista professionale, lo poneva davanti al quesito, ancora irrisolto, su come avesse intenzione di  governare tanto gli enti locali quanto lo stato, l’abbandono di Paola Nugnes apre una domanda politico-antropologica: come comportarsi con la vera, originaria, massa critica degli attivisti del movimento? Quale idea di democrazia portare avanti nelle istituzioni?

Siamo al centro direzionale perché il Meetup Metropolitano, un generoso tentativo di riavviare il percorso di partecipazione al di lai dell’appartenenza o meno al m5s, ha organizzato un incontro proprio con la senatrice per parlare delle ultime vicende, dei suoi punti di vista, e del suo allontanamento: non è una conta degli accoliti in stile scissionista, nemmeno una conferenza dove esporre i panni sporchi in pubblico, ma un vero modo di “rendere conto” della propria attività al proprio gruppo politico. Paola Nugnes risponde per due ore con pazienza e in maniera approfondita (per quanto le condizioni dell’incontro lo consentano) alle domande dei presenti e di chi interviene nella diretta Facebook. Dalle risposte emerge chiaramente l’esperienza maturata in questi anni, il processo personale di messa in discussione di tanti totem identitari della bandiera della presunta democrazia diretta, la consapevolezza profonda delle dinamiche politiche del paese e del ruolo dei rappresentanti del legislativo nelle istituzioni, vengono sviscerati i temi relativi all’ambiente, all’immigrazione, ai vari decreti sulla sicurezza. In altre occasioni la senatrice ha parlato delle dinamiche relazionali fra i due gruppi di maggioranza e di quelle interne al gruppo pentastellato senza peli sulla lingua, in tutti questi casi è emerso un divario culturale fra lei e la platea di parteciparti troppo grande se si considera che sono membri dello stesso gruppo politico, un divario che alimenta in maniera cronica l’impossibilità di condividere visioni e strategie. Non avrò tempo di fare la mia domanda ma se ci fossi riuscito le avrei chiesto questo: non pensa che il più grande tradimento del m5s verso la base sia stata proprio la deliberata intenzione di non diffondere cultura e formazione politica? Può sembrare una domanda scontata e sibillina ma non lo è, perché si rivolge indirettamente anche al vero convitato di pietra della nostra chiacchierata pomeridiana: il grillino da tastiera, quello che ha nutrito gli undici milioni e passa di voti delle elezioni legislative richiamato sopratutto dall’eco dell’eco mediatica del messaggio che forse Paola aveva contribuito a codificare e che ora chiede a gran voce le dimissioni della senatrice dall’aula adeguatamente raggirato da Luigi Di Maio e da tutta la dirigenza. Gli stravolgimenti del sistema elettorale dal Mattarellum in poi hanno ridimensionato di gran lunga il ruolo dei singoli candidati, il peso della loro persona come portatori di consenso dotati di una propria storia politica da valorizzare al momento delle elezioni, si è assistito ad una doppia spinta: da un lato abbiamo visto la crescita esponenziale del leaderismo, le scalate estemporanee di questi capi politici venuti dal nulla, ispiratori di rivoluzioni usa e getta, in nome di un rinnovamento solo sbandierato – vale per Matteo Renzi ma sarà valido anche per Salvini e Di Maio -, dall’altro le segreterie di partito, sempre più verticistiche, perché poco ancorate alla base, hanno aumentato il loro potere di nomina su tutto l’elettorato passivo. Un’idea come quella del cosiddetto “recall” che prevede l’obbligo di dimissioni del rappresentante che esca dal suo gruppo parlamentare va esattamente in questa direzione: indebolire le potenzialità politiche del singolo parlamentare come strumento di democrazia. Il caso di Paola Nugnes è l’esempio migliore di questo meccanismo. La senatrice, esclusa dai lavori del proprio gruppo perché in disaccordo, sa che dimettendosi verrebbe meno all’impegno preso con gli elettori e con il paese. Non solo, la Nugnes era uno dei volti più noti del m5s campano e sicuramente ricandidandosi ha contribuito a mantenere il legame con quella base irrequieta che già scalciava durante la campagna elettorale del marzo 2018, è stata parte attiva della costruzione di senso che ha portato a quel risultato e ha il dovere di interpretarlo all’interno delle istituzioni. C’è un post molto bello scritto dalla senatrice durante quella controversa campagna, in cui paragona il progredire storico alle onde del mare che pur avanzando progressivamente si ritraggono ogni volta generando solo dei passi avanti impercettibilmente piccoli. Forse era il suo modo di dire che si sentiva ancora parte di quel percorso che poteva portare ancora a qualcosa di buono nonostante tutte le modifiche già intervenute. Sono queste le basi di consapevolezza che hanno costruito la sua carriera politica e che la legittimano a rimanere nelle istituzioni, c’è bisogno di voci interne e contrarie, consapevoli, in grado di smascherare tanto l’aberrazione costituzionale di idee come il vincolo di mandato quanto tutte le altre tendenze tossiche diffuse in questi anni: la diminuzione dei parlamentari, la disintermediazione dei rapporti sociali, il taglio dei costi della politica (che poi è un taglio dei costi della democrazia). L’unico modo per allargare la base democratica di un paese è ampliarne i rapporti di rappresentanza, aumentare la trasparenza e la sana cultura politica e incentivare il confronto, c’è bisogno di più cittadini in parlamento e non di meno parlamentari, e voi cari grillini dell’ultima ora, che rivendicate un rancore più che legittimo fareste bene a rimboccarvi le maniche: ponetevi domande più approfondite ,e soprattutto sarebbe ora di ricominciare a fare politica una volta per tutte.