Quello che gli anti-vaccinisti non dicono (1)

Gli antivaccinisti dicono che le case farmaceutiche spingono per vendere i vaccini e fare i soldi. VERO.

La Glaxo Smith Kline e la Pfizer, allo stato attuale, guadagnano miliardi di dollari dalla vendita dei vaccini. Solo con il Prevenar – il vaccino contro lo Pneumococco – hanno intascato circa sei miliardi di dollari nel 2015.

Ma allora cos’è che gli antivaccinisti non dicono?

Non dicono, per esempio, che l’India sta portando avanti una battaglia per evitare di concedere il brevetto e quindi il monopolio assoluto su molti farmaci. Ci sono diverse case farmaceutiche indiane che producono generici a basso costo, tra cui anche il vaccino contro lo Pneumococco. Ma gli antivaccinisti non dicono che la vaccinazione a basso costo è possibile, anzi, che la vaccinazione a basso costo è già realtà.

Quindi? Come stanno veramente le cose?

Le case farmaceutiche ci guadagnano in ogni caso. Nel caso di estese campagne vaccinali il guadagno è diretto ed evidente: la casa farmaceutica guadagna vendendo le dosi di vaccino. Nel caso, invece,  in cui la copertura vaccinale non fosse obbligatoria, e si dovesse far fronte a casi di malattia conclamata, il guadagno sarebbe indiretto, meno evidente ma di molto superiore: sui farmaci da banco (antipiretici, antinfiammatori e preparati omeopatici) la percentuale di profitto è nettamente maggiore, perché nella gran parte dei casi si tratta di farmaci noti da tempo, per cui le spese di ricerca sono già state ampiamente ammortizzate e quelle della pubblicità non sono più necessarie. Questo nell’eventualità di una gestione a domicilio del piccolo malato.

Le eventuali ospedalizzazioni, anche di breve durata, richiederebbero invece la somministrazione di tanti più farmaci (per esempio: sacche di soluzione fisiologica, cortisonici, antipiretici endovena, antivirali, antibiotici, sacche per l’alimentazione parenterale…) e l’uso di specifici presidi (cateteri venosi, deflussori, sondini nasogastrici, siringhe, cerotti, garze…). Tradotto: i soldi che finiscono nelle tasche di Big Pharma si moltiplicano, e loro cascano sempre in piedi.

Quali sono le possibili soluzioni?

L’India, a nostro parere, ci ha visto giusto: l’idea vincente potrebbe essere quella di produrre vaccini generici, a basso costo, ma proponendo una normativa severissima che imponga standard di sicurezza molto elevati su componenti ed eccipienti.

E voi, che ne pensate?

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3 Comments

  1. Mattia Indi Gerin

    Molto d’accordo . Da aggiungere, spesso gli anti vaccinisti sostengono che i vaccini provochino autismo e altri disturbi dello sviluppo, questa è chiaramente una balla conclamata, con prove scientifiche contundenti al riguardo, senza “se” e senza “ma”.

  2. Barbara

    Seguo un po’ a latere la vicenda vaccinale, ma innanzi tutto ci tengo a sottolineare che il movimento sorto in risposta ad un DL anticostituzinale, creato ad hoc attraverso un’emergenza epidemiologica inesistente, sparata sui media, non è anti- vaccinale, ma per la libertà di scelta: si tratta di una distinzione fondamentale. Attribuire un messaggio che non è quello appropriato è la strategia che la politica adotta per screditare cittadini che si informano, studiano, partecipano a incontri, conferenze…
    Nella storia della medicina pochi si prendono la briga di correlare le migliori condizioni igieniche e alimentari con la scomparsa di malattie che prima erano letali: se ci si pensa, la diffusione dei vaccini è avvenuta in un periodo storico avente queste caratteristiche.
    Sono d accordo con la proposta proveniente dall ‘India, voglio però fare un’ultima considerazione: ogni essere umano ha caratteristiche personali uniche, che non incontrano la logica del protocollo medico; vanno pertanto promossi test per valutare lo stato dell’apparato immunitario sulla base del quale decidere come è meglio procedere.
    Un consiglio per approfondire: Vaccini SI o No?
    dello scienziato Stefano Montanari è una sintesi divulgativa di una tematica così complessa.
    La prossima conferenza si terrà il 25 luglio al Politeama di Prato

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