Regionalismo differenziato: una minaccia dell’unità nazionale e un’offesa al Parlamento

La firma dell’accordo sull’autonomia regionale differenziata delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna rappresenta l’ennesima offesa alla dignità e all’unità del popolo italiano. Tanto più che questa intesa aberrante colpisce tutti quei cittadini colpevoli di non risiedere nelle regioni più ricche. Le fantasie secessioniste della Lega, fomentate per anni da discorsi banalizzanti e semplicistici (come quello sul costo delle siringhe) quando non palesemente xenofobi, hanno finalmente condotto ad un risultato concreto: la secessione dei ricchi, per citare il recente pamphlet di Gianfranco Viesti.

Il governo, celandosi dietro la falsa idea di un sud pigro e scialacquatore – chiaramente emersa anche nelle recenti esternazioni del Ministro Bussetti – ha espresso l’intenzione di avallare l’accordo di massima già delineato dalle regioni. Il contenuto di questo accordo è deleterio per tutti i cittadini italiani, del nord come del sud, che credano che l’unità nazionale sia un valore fondamentale della Repubblica e che vedono nel principio di solidarietà la pietra angolare della nostra realtà politica, economica e sociale.

Solo per citare un esempio, la trattenuta dei nove decimi delle risorse derivanti dai gettiti IRPEF, IRES e IVA, contenuta nella proposta di accordo della Regione Veneto, è una terribile minaccia per la tenuta dei sistemi scolastico e sanitario nazionale. La demolizione del principio di uguaglianza su scala nazionale passerebbe dalla creazione di circuiti di spesa pubblica regionalizzati, di una sanità totalmente regionale, e di scuole regionali.

Oltre ai contenuti, anche le modalità con cui sta per essere perpetrata questa offesa all’unità del popolo italiano meritano di essere censurate. La secessione di fatto delle regioni del nord, infatti, prende le mosse da una contrattazione Stato-Regione celata agli occhi dell’opinione pubblica e del Parlamento, che ancora una volta si vede offeso dall’atteggiamento sempre più autocratico del Governo giallo-verde. Oltre che nella fase costitutiva di questi accordi, la centralità del Parlamento viene poi ulteriormente lesa dal divieto di modificare gli accordi Stato-Regione, su cui potrà invece intervenire una Commissione Paritetica stato-regione, avulsa da qualsiasi circuito democratico. Premesso quanto sopra, l’accordo potrà solo essere considerato un ulteriore tassello verso la disgregazione totale del nostro Paese, già martoriato da movimenti centrifughi e spinte autonomistiche che hanno bisogno di essere sedate a tutti i costi e con ogni mezzo.

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