Sinistra, elettorato e momento populista

Ormai da diversi anni l’elettorato di “sinistra”, cosiddetto puro, è in drastica diminuzione come confermano i dati elettorali dei partiti che vanno dal più moderato centrosinistra alla sinistra radicale. 

Innanzitutto è bene spiegare cosa si intende per “elettorato puro di sinistra”. Con questa definizione si fa riferimento a coloro che si riconoscono nei valori, nei metodi e in particolar modo nei simboli storici della sinistra e che votano in maniera ideologica a sinistra senza prendere in considerazione altre opzioni. Oggi, come dimostrano i sondaggi, invece, prevale l’elettore arrabbiato, politicamente spaesato e soprattutto molto critico nei confronti dei partiti che si richiamano a un qualsiasi tipo di simbolismo proveniente dal passato. Un elettorato, questo, non per forza ideologicamente di destra, ma che, anzi, contiene al suo interno anche diverse categorie che un tempo hanno votato a sinistra e che ora cercano il modo migliore per destabilizzare un sistema politico che li ha condotti ad una situazione di disagio sociale, cercando una risposta a tre/quattro temi trasversali e valutati come fondamentali (sicurezza, lavoro, tasse, pensioni…). Si tratta, questo, di un elettorato in cerca della novità, di una forza prorompente diversa dalle altre: una forza, dunque, populista.

Questa volontà di una grossa fetta della popolazione di abbandonare il vecchio per lanciarsi nel nuovo è una delle caratteristiche del momento populista. E proprio questo momento populista che stiamo vivendo sembra essere proprio ciò che la sinistra italiana continua a non voler cogliere, illudendosi che la spinta propulsiva delle due forze che principalmente rappresentano questo tipo di novità possa esaurirsi con l’esperienza di governo, ripristinando una sostanziale normalità e magari un ritorno al tanto amato bipolarismo.

Se da una parte è vero che il Movimento 5 Stelle sta via via perdendo quello smalto iniziale, con ormai una parte del suo elettorato meno affezionato in preda a dubbi e perplessità, e sta iniziando ad essere visto maggiormente come una forza di sistema; se è vero questo, dall’altra la Lega continua ad acquisire consensi sempre maggiori dimostrando che il momento populista sia tutt’altro che finito. È vero, la Lega rimane il partito più vecchio dell’arco parlamentare italiano e quindi teoricamente dovrebbe essere considerata la cosa più lontana alla novità politica esistente nel Paese, ma il fenomenale (dal punto di vista comunicativo) rebranding attuato da Matteo Salvini e dal suo staff a partire da fine 2013 ha fatto sì che il partito diventasse una reale e concreta novità agli occhi degli elettori.

La strategia della sinistra, più o meno radicale, sembra essere quella di continuare a consolidare il proprio nucleo, quello che sopra veniva definito come “elettorato puro di sinistra”. Questo avviene in maggior misura attraverso una costante contrapposizione alle forze di governo portata avanti tramite un ricorso sempre maggiore al simbolismo. In particolare si fa continuamente riferimento a Salvini come fascista e di contro si mette in atto una propaganda “antifascista”, cercando di aprire una contrapposizione netta, ma sempre strettamente legata a un determinato simbolismo storico tipico della sinistra.

L’ultimo ed esemplificativo episodio in tal senso è avvenuto nella città di Forlì il 3 maggio, quando Salvini ha intrattenuto i suoi sostenitori parlando dal balcone del MunicipioDa quello stesso balcone era solito parlare Benito Mussolini e l’analogia ha parecchio disturbato le coscienze dell’antifascismo forlivese, una città che ha iscritto nel DNA una profonda storia di resistenza partigiana e nella quale le violenze del fascismo si sono presentate nella loro forma più atroce. La condanna di questo gesto è stata unanime a sinistra e non sono mancate risposte immediate di diversi esponenti politici tramite social nework e articoli nei vari quotidiani nei quali si accusava Salvini di aver volutamente imitato Mussolini.

Queste reazioni hanno un fine: suscitare l’indignazione di coloro che si sentono antifascisti. Ancora una volta la contrapposizione a Salvini avviene sulla questione simbolica, una questione simbolica che però continua a interessare soltanto il nocciolo duro dell’elettorato di sinistra e ad essere ignorata da tutto il resto. Compresi coloro che un tempo votavano a sinistra.

È così che Salvini gioca la sua partita. Provoca la sinistra tramite il simbolismo e oltre a dettare in questo modo l’agenda politica facendo sì che tutti parlino di lui e del tema imposto da lui, sa che al tempo stesso da questa contrapposizione simbolica la sinistra non guadagnerà consensi. Anzi, nella sua abile gestione mediatica spesso riesce a rappresentarsi come vittima della propaganda simbolica di sinistra, il ché porta un pubblico neutrale e lontano da determinate dinamiche a solidarizzare con lui.

Secondo alcuni analisti il momento populista in Spagna sarebbe terminato (almeno per il momento) e la tendenza della politica italiana di guardare sempre alle dinamiche estere per capire cosa sta succedendo nel proprio paese potrebbe essere causa di una pessima lettura dell’attuale campagna elettorale. Questa non dovrebbe essere per la sinistra l’ora di consolidare il proprio elettorato, perché ciò significa produrre una potenza di fuoco largamente insufficiente per anche solo impensierire Salvini, la Lega e il Movimento 5 Stelle. Questo dovrebbe essere il momento per esplorare nuovi campi, nuovi modi di fare politica e di cercare di attrarre la più vasta fetta di popolazione possibile declinando in maniera forte, e quindi socialista, temi che sono di per sé trasversali a partire, per esempio, dall’ambiente, cavalcando, dunque, e non ostracizzando il momento populista.  Il miglior modo per iniziare a farlo è sicuramente quello di smettere di farsi dettare l’agenda politica e di inseguire Salvini commentando o rispondendo ad ogni sua provocazione, azioni che causano soltanto un aumento di visibilità e di popolarità al leader della Lega.