Sinistra: non cambiare nulla affinché nulla cambi

Un’ottima analisi di Loris Caruso sui borborigmi politico-partitici nello spazio ‘a sinistra del PD’ è apparsa il 18 luglio sulle colonne del Manifesto, un giornale che si sta spendendo per facilitare il dialogo fra i pezzi di ceto politico occupato in una estenuante discussione attorno al tema dell’”unità a sinistra”. Il nostro Sirio Zolea ha già ampiamente sviscerato il tema e spiegato perché questa discussione è non solo sterile ma dannosa. La nostra posizione è sempre stata chiara: “unire la sinistra” non ha altro scopo che legittimare la formazione dell’ennesimo listone occupato da segreterie politiche sempre più autoreferenziali, il cui bacino di voti è unicamente legato ad un termine (“sinistra”) che non gode più di alcuna presa fra il popolo.

Un siffatto listone potrebbe avere come unico risultato l’ennesimo ingresso in parlamento di rappresentanti di queste segreterie per formare un gruppo parlamentare condannato alla marginalità o, peggio, indaffarato nel tentare un successivo dialogo con quei pezzi del Partito Democratico che, per opporsi tatticamente a Renzi, ricomincerebbero a ciarlare di ‘centrosinistra’, di ‘Ulivo’, di ‘Unione’. Tutte cose di assoluta irrilevanza sostanziale per il 99% dei cittadini. Al tempo stesso, questo listone vedrebbe impegnati migliaia di attivisti le cui energie potrebbero essere utilizzate in progetti ben diversi.

Come correttamente nota Caruso, trattasi di un film già visto. Un film noioso, per giunta. Caruso scrive che la rotta da seguire è un’altra. ‘Le nuove esperienze’ nascono esternealmeno nei loro leader, al circuito del ceto politico esistente. Si pongono, soprattutto nella fase iniziale, come movimento di opposizione a tutto il sistema politico. Possono rivendicare di non aver mai gestito il potere, di non aver contribuito alle scelte di governo degli anni precedenti e di avere un nitido passato di opposizione a quelle scelte. Individuano una o più chiavi programmatiche e identitarie su cui impostare un discorso politico in grado di raccogliere e dare forma a domande fondamentali presenti nella società. Sono connesse a processi sociali reali. Si organizzano e comunicano in forme originali. Rappresentano visibilmente una rottura radicale rispetto alle politiche precedenti, a partire dalle biografie dei promotori. Sono tutte caratteristiche che si sono dimostrate non sufficienti, ma necessarie, per costruire nuove forze dotate di consenso”.

Non possiamo che sottoscrivere pienamente queste considerazioni. Del resto, Senso Comune nasce proprio per aprire un dibattito su questi temi e per proporre una strategia radicalmente alternativa e di rottura. Il contesto socio-politico italiano non aiuta. Il Movimento 5 Stelle ha offerto risposte sbagliate a domande popolari corrette. La strategia e l’ispirazione ideologica del partito di Grillo sono ben lontane dall’essere alternative al sistema economico dominante. Trattasi di un’operazione di potenziale ricambio delle élite nell’ottica di un sostanziale continuismo, ammantato di una retorica di ‘buona gestione’ che alla prova dei fatti si sta rivelando completamente illusoria. Tuttavia, il Movimento 5 Stelle ha effettivamente perseguito una strategia politica vincente, nel solco delle considerazioni di Caruso, ed ora funge da tappo (ma per quanto?) per esperienze molto più interessanti.

L’altro limite del contesto italiano è l’assenza di ‘processi sociali reali’ di rottura. In Italia non abbiamo avuto gli Indignados. Abbiamo invece visto un movimento anti-austerità frammentato, dominato da attori chiusi in un’identità minoritaria ed incapace di aprirsi al popolo reale e di unificare tante piccole battaglie di settore e dirigerle compatte verso un nemico comune. Abbiamo purtroppo sviluppato il ‘miglior nemico possibile’ dal punto di vista dell’establishment: piccoli atomi velleitari. Gli attori sociali più ideologizzati sono rimasti asserragliati attorno a parole d’ordine senza alcuna presa fra la società, mentre i movimenti sociali locali sono stati a volte approcciati – in modo strumentale – dalle ramificazioni grilline.

In un contesto complicato, partire con un ulteriore handicap sarebbe dunque letale. E le ‘prove di dialogo a sinistra’ di handicap ne sono davvero pieni. Parole d’ordine arcaiche e fuori moda, tatticismo esasperato, riciclaggio di personaggi compromessi, nessun riferimento ai problemi reali del popolo. Solite facce in prima fila. Goffi tentativi – come quello dell’”assemblea” tenuta al teatro Brancaccio – di vendere il prodotto ‘società civile’ come maschera per l’ennesima zuppa di sigle partitiche. Insomma, i soliti errori.

Serve invece un movimento nuovo, che si ponga realmente alternativo (in termini di programma, di biografie, di organizzazione, di discorso) al marciume politico esistente. Un movimento che sappia e voglia davvero interloquire con la società civile, con l’associazionismo, con le organizzazioni popolari, da pari a pari, col fine di articolare le domande del popolo e non con l’obiettivo di mostrare una faccia pulita sul palco e i soliti mostri in prima fila a manovrarli attraverso fili visibili ad occhio nudo. Un movimento che proponga parole nuove, immaginari nuovi, che non solo dia voce alle speranze di tante persone rassegnate, ma le stimoli ad esprimersi liberamente e permetta loro di decidere sovranamente. Che non costringa gli italiani alla rassegnazione, all’emigrazione, e non li consegni a qualche sciacallo politico rancoroso o a qualche partito settario guidato da un sedicente stregone. Serve un movimento che abbia come obiettivo il 99% delle persone e non il 5% dei voti.

Ci piacerebbe leggere più spesso analisi come quelle di Caruso. E’ anche a partire da queste letture che si può e si deve modificare quegli aspetti del contesto italiano che rendono difficile l’emergere di nuove esperienze. Eppure, molte altre condizioni appaiono estremamente favorevoli. Il popolo è stanco, e le alternative anti-establishment ma chiaramente sistemiche già appaiono molto meno credibili. La stoica accettazione dell’austerità da parte degli italiani è ormai stata sostituita dalla rabbia nei confronti di misure che si sono rivelate dannose e foriere di maggiori disuguaglianze. Il compito ora è di parlare direttamente ai cittadini e di togliere di mezzo quei vecchi tappi di sughero che sono il migliore alleato dei potenti.

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