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All’Hitachi di Pistoia sciopero per la salute

In tutta Italia si moltiplicano gli scioperi dei lavoratori delle fabbriche, costretti a lavorare al di fuori delle norme di sicurezza imposte dal DPCM per uscire dall’emergenza COVID 19. Abbiamo parlato con Paolo Mattii, segretario generale della FIOM di Pistoia, a proposito della vertenza in corso alla filiale locale della Hitachi.

L’azienda

La Hitachi di Pistoia, filiale della multinazionale Hitachi Rail che ha rilevato da anni la vecchia Ansaldo Brera, occupa circa 1500 addetti. Azienda con solide radici nel territorio pistoiese, presente sul territorio cittadino da più di un secolo, produce materiale rotabile di eccellenza: le carrozze per i nostri Frecciarossa ed ETR, ad esempio, oltre ad esportare in tutto il mondo, dal Nord Europa al Sud-Est asiatico agli Stati Uniti.

La vertenza

Già nei giorni scorsi le RSU avevano incontrato i vertici aziendali per tentare di adeguare le esigenze della produzione a quelle della sicurezza. Per quanto riguarda alcuni reparti l’azienda si era già messa in regola con il Decreto della Presidenza del Consiglio, adottando misure come il telelavoro per i propri dipendenti. Tuttavia la soluzione prospettata per alcuni reparti – carpenteria, allestimento, testing, magazzino – cioè quella di scaglionare il lavoro in due turni, non garantisce la tutela della sicurezza della manodopera. Si tratta di circa 400 lavoratori. Le RSU hanno proposto di fermare la produzione soltanto nei quattro reparti e di studiare misure per riorganizzare la produzione in ottemperanza al DPCM.

Lo sciopero

Di fronte all’attestazione dei vertici aziendali sulla linea dello scaglionamento dei turni, ritenuta insufficiente dai lavoratori e dai loro rappresentanti sindacali, si è deciso per lo sciopero di tutti i lavoratori della Hitachi di Pistoia. In questo senso si erano già espresse le segreterie dei metalmeccanici confederali FIOM FIM e UILM. Lo scopo dello sciopero è intavolare una trattativa per riavviare la produzione, senza però che siano i lavoratori a pagare una scelta che lo stesso DPCM mette in capo ai vertici aziendali. Sta al management di trovare una soluzione per adeguare le esigenze della produzione al Decreto. Lo sciopero, proclamato soltanto nella notte di ieri, ha contato sull’adesione massiccia di tutti i lavoratori che operano all’interno della fabbrica, compresi quelli della somministrazione, non soltanto di quelli dei reparti “incriminati”. All’interno della fabbrica operano infatti non solo i dipendenti della Hitachi, ma anche lavoratori in somministrazione e contoterzisti. La strategia del managament è stata, negli ultimi anni, quella della “esternalizzazione contrattuale”, consistente cioè nell’accentramento in fabbrica di tutta la filiera produttiva coinvolgendo però lavoratori con contratti e garanzie diverse da quelle del comparti metalmeccanico.

Nel caso della Hitachi di Pistoia, come in quello di altre aziende in tutta la penisola, i lavoratori si mobilitano affinché si trovino risposte alle esigenze di sicurezza poste dal dilagare dell’epidemia, ed allo stesso tempo mettono in campo proposte per salvare la produzione e l’economia del Paese. Le esigenze del profitto non possono essere messe in contraddizione con quelle della salute dei lavoratori. È inaccettabili che alcuni siano costretti a rinunciare ad una parte consistente del loro salario per ottenere ciò che al resto della cittadinanza è garantito per decreto. La lotta dei lavoratori è una lotta per i loro diritti, ma anche per uscire meglio e più in fretta dall’emergenza e per fare dell’Italia un Paese più civile. Come diceva Di Vittorio la Costituzione non si può arrestare fuori dai cancelli delle fabbriche.