kobe

“Caro basket …” firmato Kobe Bryant

Caro Basket,

sin dal momento in cui ho cominciato ad arrotolare i calzettoni di mio papà e a immaginare canestri decisivi per la vittoria al Great Western Forum, mi è subito stata chiara una cosa: mi ero innamorato di te. Un amore così grande che ti ho dato tutto me stesso, Come un bimbo di sei anni, innamorato, non ho mai visto la luce in fondo al tunnel. Mi vedevo soltanto correre, e così ho corso. Su e giù per ogni campo, rincorrendo ogni pallone per te.

Mi hai chiesto il massimo sforzo, così ti ho dato il mio cuore. Ho giocato quando ero stanco e affaticato, non perché fossero state le sfide a chiamarmi, ma perché TU mi hai chiamato. Ho fatto qualsiasi cosa per TE, perché così fanno le persone quando qualcuno le fa sentire vive (come hai fatto tu con me). Hai dato a un bimbo di sei anni il sogno di essere un giocatore dei Lakers e ti amerò sempre per questo. Ma non posso amarti in modo ossessivo per molto tempo ancora.

Questa stagione è tutto quel che mi rimane da darti. Il mio cuore può reggere il peso, anche la mia mente, ma il mio corpo sa che è giunto il momento di salutarci. Ma va bene così. Sono pronto a lasciarti andare. Volevo che tu lo sapessi, così potremo assaporare meglio ogni momento che ci rimarrà da gustare insieme. Le cose belle e quelle brutte. Ci siamo dati l’un l’altro tutto. Ed entrambi sappiamo che, qualsiasi cosa farò, sarò sempre quel bambino con i calzettoni, il cestino della spazzatura nell’angolo e 5 secondi ancora sul cronometro, palla in mano. 5… 4… 3… 2… 1.

Ti amerò sempre.

Tuo Kobe

Con questa lettera Kobe Bryant diceva addio alla pallacanestro, parole che oggi hanno un sapore amaro. Nel tragico schianto di Calabasas lo sport ha perso un campione indiscusso che nella sua carriera ha vinto tutto: cinque titoli in NBA, le due medaglie d’oro alle Olimpiadi, un Mondiale. L’MVP del 2008, quello doppio alle Finals 2009 e 2010. A questo va aggiunta una serie infinita di record tra cui gli 81 punti realizzati in una sola partita contro i Toronto Raptors nel 2006.

Il suo passato lo lega al nostro paese; infatti, il padre Joe, anch’egli giocatore di basket, passò diversi anni in Italia tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Per questo Kobe passò la sua infanzia nel Bel Paese, tornando a Philadelphia da liceale. A 17 anni decise di cercare una squadra in NBA senza passare dal college, come invece fa la maggior parte dei giovani giocatori, e nel 1996 venne scelto dagli Charlotte Hornets, che però lo cedettero subito ai Lakers. Da qui cominciò la sua strabiliante carriera che lo portò a giocare con altri campioni del calibro di Shaquille O’Neal e Paul Gasol.

Byant era anche un grande appassionato di calcio: grande tifoso del Milan, grazie ai suoi olandesi – Gullit, Rijkaard e Van Basten – e fan del Barça. Da ragazzo ha studiato ogni minimo aspetto di questo sport, cercandone i collegamenti con la pallacanestro. L’amore per il basket l’ha tramandato alle sue figlie Gianna (scomparsa col padre nell’incidente), Bianca, Capri e Natalia.

Kobe avrebbe potuto dare ancora molto al mondo dello sport e, sicuramente, avrebbe dato il massimo anche fuori dal campo. Purtroppo anche lui è entrato prematuramente nell’Olimpo degli sportivi, unendosi agli dei di altri sport – come il Grande Torino, il Manchester United, la Chapecoense, Ayrton Senna, Marco Pantani – dove potranno gareggiare per l’eternità.