La politica seria di cui c’è ancora bisogno

Se c’è un merito che va riconosciuto ad Andrea Scanzi e alla redazione de Il Fatto Quotidiano è quello di aver trattato da subito il Movimento Cinque Stelle e il suo popolo con la serietà che merita qualsiasi fenomeno politico, senza cadere nello snobismo di sistema che ha caratterizzato fino a poco più di un anno fa tutte le maggiori testate italiane. Così facendo si sono automaticamente accreditati fra i lettori più affidabili dell’attuale momento storico. Certo, troppo spesso sono stati accusati di essere eccessivamente di parte, ma l’essere partigiano di una testata giornalistica non dovrebbe essere una colpa se accompagnato da una buona dose di trasparenza argomentativa e onestà intellettuale. 

Colpisce allora il fatto che Scanzi scriva un libro in cui dopo un excursus nel girone dantesco dei leader politici degli ultimi trent’anni ripropone una figura di politico permeato di alti valori etici, di ragione di stato e, sopratutto, di professionalità. Tanto basta, a mio avviso, per indovinare il libro di questa tardiva e afosa estate 2019 per quelli che proprio non ci riescono a passare due settimane senza pensare alla politica.

Andrea Scanzi, La politica è una cosa seria, Milano, Rizzoli, 2019

Con la leggerezza che ne contraddistingue la prosa, nella prima parte del libro Scanzi ci obbliga ad un breve viaggio attraverso i principali leader del dopo tangentopoli. È un passaggio necessario perché sapere da dove veniamo è uno dei modi principali per interpretare il presente, ed è un passaggio fondamentale perché parliamo di periodi a ridosso dei quali stiamo ancora riscrivendo la storia a caldo, frustrati da batoste e delusioni e in uno stato di costante psicoterapia politica. La vittoria culturale e sociale di Berlusconi, il tradimento di D’Alema e di quelli della Bolognina, il minimo storico della nostra dignità nazionale raggiunto con Renzi, il dominio di Salvini e l’opportunità persa nel 2013 di dare un corso diverso agli eventi: quando il Partito Democratico, ricordiamolo sempre, preferì un mandato presidenziale Napolitano Bis ad un Rodotà che avrebbe avviato il dialogo con il m5s in tutt’altra direzione. 

Nella seconda parte il libro volge lo sguardo al passato e individua cinque protagonisti della prima repubblica a cui prendere le misure per capire cosa significa pensare la politica e la partecipazione “come una cosa seria” come recita il titolo. C’è un aneddoto che mi racconta mio padre quando vuole restituirmi l’idea della cifra politica dei protagonisti che hanno guidato la sua generazione e le precedenti. Siamo ai funerali di Enrico Berlinguer, una delle folle più grandi che la storia repubblicana ricordi stringe il pugno chiuso per dare l’ultimo saluto al leader, tutti riconoscono Giorgio Almirante, segretario del MSI e suo principale avversario, che si unisce alla platea in lutto in segno di rispetto. Andrea Scanzi lo inserisce nel capitolo “l’esempio” e mi ricollega all’istante con quell’universo di valori così totalizzante  da rendere per molti italiani indigeribile il confronto fra i politici di ieri e quelli di oggi. Che sia proprio questa una possibile chiave di volta? Riconnetterci con le storie e le personalità che hanno forgiato questo paese. Si, sulla spiaggia concedetevi una pausa dalla mediocrità e ricordate, che vi piacciano o no, questi cinque italiani: Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Antonino Caponnetto. Ci attendono anni  di politica seria.