Dopo i forestieri!

Ho chiamato il commercialista, speranzoso che la risoluta azione del “capitano” contro i 49 (quarantanove!) migranti della Sea Watch potesse almeno alleviare in qualche modo il salasso che mi è arrivato tra capo e collo la scorsa settimana. Mi ha risposto picche. Da qui il sospetto che il “prima gli italiani” tanto sbandierato da chi ci comanda sia destinato a risolversi in un “dopo i forestieri”, senza che per gli italiani, almeno per quelli che non parassitano a suon di incentivi e delocalizzazioni l’erario e le tasche nostre, si faccia alcunché. Una continua produzione per decreto di “ultimi”, uno specchio deformante in cui i penultimi si possano guardare illudendosi lì per lì di averla sfangata in qualche modo.

Il fatto è che la crisi europea, ed italiana in particolare, è, strumenti alla mano, irrisolvibile, giacché gli strumenti che si vuole usare per uscirne – austerità, privatizzazioni, livellamento verso il basso dei diritti dei lavoratori – sono gli stessi usati per crearla. Le istituzioni neoliberali, che alle nostre latitudini sono scolpite nei trattati UE, costituzionalizzano la crisi e la rendono eterna. Con il consenso non è possibile governare questa situazione, lo sanno bene i Renzi, i Macron, gli Tsipras. Ma il pensiero che prima o poi contro questo fatto dalla testa dura si debba scornare pure il “capitano” ha ben poco di consolatorio. Perché nell’attesa non è che tutto rimane uguale, né tantomeno che il popolo si scalda per una riscossa progressista. Le nostre società si sfibrano ancor più, il nostro potere d’acquisto crolla, le nostre periferie si impoveriscono, il nostro paese scivola nella divisione internazionale del lavoro, la nostra disoccupazione si fa cronica. E la solidarietà sacrosanta per i 49 della Sea Watch e per tutti gli altri inumanamente tenuti in ostaggio nel Mediterraneo dal Salvini di turno viene meno.

Né vale attendere l’intervento civilizzatore dal di fuori, un vincolo esterno virtuoso. I ministero degli Interni della UE sono popolati da tanti piccoli “capitani” meno rumorosi, o al riparo da bracci di mare più estesi. L’aiutateli a casa vostra di Macron rinforza il “capitano”, invocare che la Merkel ci insegni ad esser tutti un po’ più tedeschi è un riflesso pavloviano buono solo a rinforzare l’autorazzismo di una parte delle nostre classi dirigenti – la Grecia non è stata strozzata dalla “finanza”, dalle “banche” o dai “poteri forti”, ma dal mercantilismo tedesco e dal blocco sociale che lo sostiene e che tiene su i governi della Frau. E, finalmente, se la faglia politica è tutta interna allo scontro tra la Capitana e “il capitano”, per quanto si ubbidisca al dovere morale di schierarsi con la prima (e ci mancherebbe), la battaglia è già persa.

Occorre uscire dall’angolo, per mettere in campo un progetto solidaristico che stia in piedi sulla proprie gambe, che sfidi il “capitano” sui punti vivi del popolo: sanità, ambiente, lavoro, trasporti pubblici, equità fiscale, emigrazione dei nostri giovani, rilancio del meridione. Per gli italiani e per gli immigrati. Tutte cose che il “capitano” e la consorteria che lo sostiene non potranno garantire, come non le hanno potuto garantire quelli che lo hanno preceduto e che ora cercano confusamente una via per riciclarsi in una ennesima accozzaglia perdente.

Prima gli italiani o dopo i forestieri? Prima il benessere e la libertà.