Grazie Michele. Ma non generalizziamo sugli italiani razzisti e piccolo-borghesi

E’ bello finire citati su una rinomata rubrica di un importante giornale. Ma è bello anche proseguire il dialogo. Ricordando che chiunque viva in Italia ed è in difficoltà ha ragioni legittime da difendere

Ringrazio calorosamente Michele Serra per avermi citato nella sua ultima Amaca. Lo considero un bel riconoscimento per un’intervista, quella a Giobbe Covatta, che mi ha fatto molto piacere condurre (anche se alcune delle domande che vi si leggono, lo ammetto qui, sono state suggerite da Alessandro Gilioli, vicedirettore dell’Espresso). Il cappello introduttivo di quanto Serra ha scritto restituisce in maniera sostanzialmente corretta il senso dell’intervista: il classismo è alla base del razzismo. Inoltre, è corretto anche ricordare che la sinistra è stata subalterna al pensiero delle destre. E lo è stata lungo tutto quello che Stefano Fassina, in un’intervista con me ancora per L’Espresso, ha definito “il trentennio inglorioso” in cui ha abbracciato in pieno il pensiero neoliberista.

Il resto delle sue osservazioni presenta però, a mio avviso, delle lacune. Se decidessimo di osservare, con lenti marxiste, l’intero pianeta come base per la nostra analisi, sarebbe corretto affermare che la nostra parte del mondo rappresenta la borghesia mentre i poveri dei Paesi meno sviluppati rappresentano il proletariato. Ma nel momento in cui, mantenendo questa conclusione, ci spostassimo dal livello globale a quello nazionale allo scopo di dare un parere sulle ultime elezioni italiane, e finissimo per giudicare il risultato del voto come “piccolo borghese” e razzista, staremmo generalizzando e ci staremmo perdendo per strada un pezzo dei problemi che stanno avvenendo.

Il capitalismo, purtroppo, danneggia Africa, Asia e America Latina. Ma non solo: colpisce con la sua disumanità anche le fasce più deboli del nostro Paese.  Da uomini e donne di sinistra dovremmo riconoscere anche la legittimità delle richieste di miglioramento delle condizioni di vita dei nostri connazionali in difficoltà e di chi vive nei paesi sviluppati in genere, anche se immigrato; del resto, Marx osservava in primo luogo il proletariato inglese, sulle cui drammatiche condizioni di lavoro compulsò molte fonti per riportarle poi nell’ottavo capitolo del I libro del Capitale. Certamente quelle  condizioni erano peggiori di quelle di oggi, non dimeno occorre prestare attenzione anche a quelle odierne.

E chi vive in difficoltà in Italia non ha più trovato risposte in nessuna delle rappresentazioni della sinistra. Le ha cercate nel Movimento 5 Stelle e nella Lega, evidentemente più capaci di stare loro vicino. La mia posizione è che bisogna rispettare questa parte di elettorato e ciò che ha richiesto. Etichettarlo tutto come piccolo borghese impaurito e razzista è sbagliato non solo e non tanto per posizioni di principio, ma perché sono autorevoli analisi a farci capire chi ha votato chi. Secondo Ipsos (tabella 11 di questa analisi), gli operai hanno scelto per primo l’M5s, poi la Lega, poi l’astensione, poi Forza Italia ed ancora, ben quinto, il Pd. I disoccupati invece, nell’ordine: M5s, astensione, Fi, Lega, Pd. Il resto dei dati, considerando che anche i ceti elevati e commercianti hanno votato per primi i pentastellati (confermando in questo modo l’incredibile capacità di attrazione del movimento di Grillo e Casaleggio), ci potrebbe suggerire che esiste anche quel tipo di voto piccolo borghese impaurito ricordato da Serra. Ma non c’è solo quello. Ed oltre tutto, anche il voto di impiegati e insegnanti finito in primo luogo al M5s, in secondo all’astensione, in terzo al Pd, non credo debba essere catalogato in blocco in quel modo. Per non parlare del mondo giovanile, che sceglie in primis M5s, poi astensione, poi Lega e poi Pd. 

Un’altra analisi, quella del Cise della Luiss, ci mostra che classe operaia e medio-bassa hanno abbandonato il Pd. E’ giusto generalizzare dicendo che sono comunque la classe media del mondo e se abbandonano la sinistra è perché sono classisti nei confronti del terzo mondo? Non credo. E’ vero però, forse tutti costoro sono i penultimi, rispetto agli ultimi del mondo, i dannati della terra. Con cui dobbiamo costruire un mondo nuovo, ora più che mai. In conclusione, ringrazio ancora Serra e sono contento soprattutto per il suo invito fatto a tutti, nessuno escluso, a tornare a studiare per comprendere questo mondo in grande cambiamento.