I miracoli della sanità pubblica

Sabato notte all’ospedale di Verona, un’equipe tutta al femminile ha fatto un miracolo, salvando due vite, a una bambina che stava per nascere con una grande massa tumorale e alla sua mamma. L’operazione si è svolta nella notte di sabato 15 febbraio, nonostante fosse fissata per lunedí 17 febbraio, dato che la donna è entrata in travaglio due giorni prima.  Il fatto è riportato dal quotidiano di Verona L’Arena: “Giulia (nome di fantasia) ha un tumore enorme al collo, una massa di 8 centimetri che le schiaccia e devia la trachea, mettendo fuori uso la sua capacità respiratoria: le vie aeree sono totalmente ostruite. Mentre Giulia stava nella pancia, era la placenta ad assorbire ossigeno dal sangue materno e, da lì, attraverso il cordone ombelicale, a fornirlo ai suoi polmoni. Il rischio mortale per Giulia era appunto il parto, cioè il passaggio dalla condizione intrauterina dove tutto funziona grazie allo scambio con la mamma, alla vita «fuori» dove, al primo respiro, per lei impossibile, sarebbe morta soffocata”.

 
La ratio dell’intervento sta nel fatto che il bambino rimane collegato al cordone ombelicale e, potendosi nutrire ancora dell’ossigenazione materna, può essere operato evitando che si soffochi. La complessità dell’intervento svolto alla perfezione e senza complicazioni vede un’altra volta confermato il primato delle eccellenze mediche in ambito sanitario pubblico nel nostro territorio. Un sistema nazionale che dà ancora la possibilità a tutti di curarsi, e di avere a disposizione l’eccellenza medica in un ospedale pubblico. E dobbiamo ricordarcelo, perché è un patrimonio che stiamo man mano distruggendo, accusando e privatizzando. I dati sulla ‘privatizzazione’ della sanità -proprio in Veneto dove tra qualche mese ci saranno le regionali- parlano chiaro.

Merita infine sottolineare che, nonostante il quotidiano veronese se ne dimentichi, l’equipe era formata da medici chirurghi e pediatre donne. Quindi dottoresse e non ostetriche, e ci teniamo a rimarcarlo solo perché gli uomini in sala operatoria sono dottori e le donne in sala operatoria sono ostetriche. Sono state quattro dottoresse, tre donne chirurghe e una pediatra.