Quel popolo senza rappresentanza che si sfoga sui social

La presidenza Tridico dell’INPS è indiscutibilmente uno dei segnali di volontà di cambiamento più decisi che il Movimento Cinque Stelle ha impresso a questo primo anno di esperienza governativa. Da un punto di vista mediatico sono finite le premonizioni apocalittiche di Boeri, sempre orientate a compiacere la parte più liberale ed europeista dello spettro politico, ed ha fatto irruzione sulla scena questo giovane tecnico che sembra venuto da Marte, che parla senza timori di progressività fiscale, di riduzione dell’orario di lavoro, che è contro l’idea obsoleta, improduttiva e razzista delle gabbie salariali, mentre quello di prima le riteneva uno strumento necessario per “rilanciare la crescita”. In linea con questo spirito innovatore va letto il coraggioso tentativo di aprire una pagina facebook per rilanciare l’informazione istituzionale direttamente agli utenti: si tratta senza dubbio di uno sforzo generoso ed encomiabile e non è detto che dopo un primo scivolone  la cosa non sia destinata a migliorare; ma quello che è successo al lancio della pagina INPS per la Famiglia ci dice alcune cose fondamentali sugli italiani e sulle sfide che attendono chiunque si trovi a dover gestire i grandi enti pubblici, i cosiddetti carrozzoni.

Per prima cosa a sorprendere dovrebbe essere l’impreparazione e il pressappochismo con cui è stata affrontata l’impresa: stupisce l’idea di utilizzare una pagina istituzionale per fronteggiare anche la domanda di risposte puntuali sulle procedure operative. Chiunque si sia trovato a gestire pagine social sa che queste possono essere un ottimo strumento pubblicitario ma difficilmente si trasformano in un buon CRM informativo (per quello ci sono i canali classici tipo le FAQ o, più customizzato, l’indirizzo mail apposito). È chiaro quindi che non è stato fatto alcun business plan preventivo, non è stata valutata l’entità del traffico che la pagina avrebbe generato e non è stata fatta un’analisi di mercato per valutare le performance dei competitor. In poche parole si è trattato di un compito eseguito piuttosto male con poca, pochissima, professionalità. Qual è la filiera di responsabilità in merito? Di sicuro non coinvolge il presidente, a cui spetta solo l’input strategico, ma esclude dalle responsabilità anche la giovane impiegata protagonista involontaria degli ultimi giorni, che chiaramente non è stata messa in condizione di svolgere bene il proprio lavoro. La domanda che può sembrare un esercizio per nerd gestionali dovrebbe essere invece in cima alle preoccupazioni di chi si propone di rivoluzionare la pubblica amministrazione, e ancora di più di chi vuole farlo per valorizzare l’enorme potenziale dei nostri enti pubblici.

Al secondo posto a saltare agli occhi è la verve con cui centinaia di subalterni autodichiarati battono i pugni sul tavolo per far valere le proprie ragioni. Nel paese della sonnolenza politica, delle lotte sociali perennemente inesplose e dell’impossibilità di aggregazione a sinistra, si palesa una massa informe di recalcitranti che sembra essere ben consapevole delle proprie necessità e dei propri diritti. L’inadeguatezza del reddito di cittadinanza è stata discussa in più occasioni ma mai da parte di coloro che ne erano i diretti beneficiari. Per un attimo pare di poter intravedere un iniziale focolaio di protesta quando alcuni, una minoranza per la verità, si rendono conto dell’entità irrisoria delle cifre a disposizione. Ci sarebbero tutte le premesse per aggregare una moltitudine indistinta proprio a partire dal dato lavorativo e reddituale dei quattro milioni di potenziali destinatari del RDC, e per un paio di giorni, su facebook solamente, ed unicamente perché l’ente ha deciso di cercare un dialogo, sembra che i nodi stiano venendo al pettine. Poi però, appena il tempo di ridimensionare la stravaganza dell’episodio, e tutto svanisce: Tridico si esprime con toni apologetici circa l’accaduto, e le criticità che sembravano emergere tornano nel dimenticatoio. Perché? Come mai chi è consapevole di subire un pessimo trattamento dalle istituzioni non cerca una via politica alla rappresentanza dei propri bisogni? L’unica potenziale risposta che viene in mente è che gli avventori della pagina FB non cercassero davvero una controporte pubblica a cui esporre le proprie rimostranze ma non volessero altro che un sparring partner istituzionale da prendere a cazzotti per un po’ per poi tornare al lavoro nero, agli straordinari non pagati, ai contratti da quattrocento euro al mese e via dicendo, alla chetichella, con la coda fra le gambe, dopo aver sfogato per qualche ora una rabbia che non si riesce a socializzare in maniera costruttiva.

Coccolati dall’anonimato e dalla distanza in centinaia hanno fatto valere l’unica forma di diritto sempre più tutelato e universalmente riconosciuto, quello dell’utente/consumatore alle prese con l’ufficio relazioni pubbliche di una qualsiasi entità. Sarebbe da scoprire quante delle lamentele social sono poi proseguite off-line in un tentativo qualsiasi di organizzare azioni minimamente più strutturate. Molto probabilmente il dato è irrisorio o nullo, il numero delle pratiche che saranno espletate tramite CAF privati, invece, sarà come al solito alto, probabilmente gratuito, dopotutto a breve ci sono le elezioni amministrative in un sacco di comuni del sud e il principale veicolo di proselitismo paraculo va rimesso in moto per sopperire adeguatamente alle assenze dello Stato e alla scarsa profittabilità elettorale della politica vera.

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